La Lega di Crotone insiste: «La donna è soprattutto madre e moglie», il femminismo è causa di «maschicidi»



Come pareva prevedibile, il manifesto sessista realizzato per l'8 marzo dalla Lega di Crotone è stato scritto da un uomo. Siamo dinnanzi ad uno dei tanti uomini leghisti che, insieme a Gandolfini, Pillon e Brandi, pretendono di dire alle donne come debbano usare il loro corpo o come debbano rassegnarsi a starsene in cucina perché loro, da maschi, spergiurano di sapere con certezza che la donna si realizzerebbe solo sfornando figli o compiacendo i desideri di un marito-padrone.
E quell'uomo è anche una nostra vecchia conoscenza, dato che il segretario leghista di Crotone è nientepopodimeno che Giancarlo Cerrelli, il presidente dell'Unione dei Giuristi Cattolici. Quel fondamentalista che durante una puntata nel 2013 di Uno Mattina rispose a chi gli chiedeva se lui ritenesse l'omosessualità una "malattia" che: «Dire che è una malattia non è accertato ma sicuramente è un disordine. Noi dobbiamo essere liberi di dire che è un disordine. Perché se viene meno questo non c'è neppure più la possibilità di fare catechismo». Sostenne anche che «impedire le unioni gay significa dissentire dal male» e raccontò pure che «il divorzio è un aspetto patologico del rapporto matrimoniale» e che «tale patologia è causa di malesseri esistenziali che sfociano in violenze estreme».
In quel quadro in cui pare che tutti gli omofobi di professione vengano reclutati dalla Lega di Salvini al fine di poter monetizzare il loro odio, è difendendo i suoi volantini che il segretario leghista di Crotone, per l'appunto Giancarlo Cerrelli, si è messo a sbraitare contro chi si è sentito offeso: «Se tocchi donne, gay e migranti, si scatena l’inferno. Ma la donna è soprattutto madre e moglie. Per colpa del femminismo c'è troppo rancore delle donne verso gli uomini», ha dichiatato.
Ribadita la sua convinzione sul fatto che una donna che rivendica parità debba essere ritenuta «rancorosa» verso chi la vorrebbe sottomessa, è dalle sue stesse parole che si evince che quel manifesto fosse volutamente «contro le donne» nonostante venisse spacciato per un qualcosa che avrebbe dovuto dar loro «dignità». E da copione non sono mancati i piagnistei contro le altre minoranze che non si lasciano maltrattate in silenzio da chi pretende di essere ritenuto "ariano" perché bianco, eterosessuale e ostentatamente propenso alla sopraffazione del prossimo.

In una nota diramata sulla stampa locale, Cerrelli insiste nell'affermare: «Un’autodeterminazione senza limiti della donna sostenuta da un femminismo antagonista contro l’uomo ha favorito un disequilibrio nella società, che ha avuto un riverbero negativo in tutti gli ambiti a cominciare da quello familiare che è stato decostruito scientificamente nelle sue basi. [...] Una certa sinistra tende a propiziare dal ‘68 una lotta tra i sessi che vede la donna contrastare in modo rancoroso l’uomo. La Lega di Crotone, al contrario, esprime la necessità di un’alleanza tra l’uomo e la donna per porre le basi a favore di una società a misura d’uomo. [...] La Lega di Crotone è evidentemente contraria alla violenza perpetrata da chiunque commessa e ritiene che i cosiddetti “femminicidi” come anche i cosiddetti “maschicidi”, che sono evidentemente da condannare, sono la conseguenza di rapporti familiari sempre più labili e basati sulle emozioni».
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