Le curiose decisioni di AdSense



Si può presumere che AdSense di Google sia il più grande network pubblicitario al mondo. E se è pur vero che una società privata può fare tutto ciò che vuole, è altrettanto vero che quelle scelte potrebbero avere ricadute sulle nostre vite quando si parla di realtà così predominanti.
Ad esempio, se Google decide di pubblicare pubblicità sulle pagine che promuovono fantomatiche "terapie riparative" dell'omosessualità e la rifiuta ai siti lgbt, ciò significa che non appena andremo al supermercato e compreremo un qualunque prodotto che vende pubblicità attraverso di loro, verremo obbligati ad essere complici di chi pratica quelle torture psicologiche. Lo stesso vale quando Googl epubblica la sua pubblicità sui siti degli estremisti cattolici o quando finanzia le pagine dei quotidiano dichiaratamente neofascisti.È questo il motivo per cui abbiamo più volte manifestato svariate perplessità sulle loro decisioni.

Negli ultimi giorni, Google ci ha notificato che loro reputano siano da considerare come «contenuti per adulti/di natura sessuale» articoli dedicati a Nausica Della Valle o riguardanti purghe dei gay in Cecenia. E persino il nuovo film della Marvel che vedrà un supereroe gay pare venir bollato come un «contenuto per adulti/di natura sessuale» nel momento in cui a darne notizia è un sito lgbt.


Come si può desumere anche solo guardano gli screenshot, non pare che quegli articoli siano esattamente ciò che ci si aspetterebbe di trovare su un sito per soli adulti. Il timore è che simili contestazioni possano basarsi su biechi pregiudizi contro i gay.
In altro modo non si spiegherebbe perché ad essere definiti come «contenuti per adulti/di natura sessuale» sono anche gli articoli sul premier Conte che smentisce il patrocinio di Palazzo Chigi al WCF, il leghista che vuole vietare le bandiere della pace nelle chiese perché troppo simili a quella dei gay, l'articolo sui profili dei partecipanti al WCF, la partecipazione di Pippo Franco ad un comizio con Gianfranco Amato, la manifestazione contro il razzismo di Milano, gli attacchi di Salvini alla Cirinnà, il commento alla sentenza dei giudici che ritenevano che una vittima di stupro avrebbe mentito perché ritenuta «troppo mascolina» per poter essere stuprata... Hanno persino cercato la parola «nudo» nel motore di ricerca per poi dire che la pagina dei risultati non gli andava bene.

Manco la cesura dei contenuti fosse stata affidata a Pillon, tutto lascia intendere che Google reputi che tutti diventerebbe automaticamente «per adulti» o «di natura sessuale» se a parlarne è un sito gay. Calendari, modelli e spezzoni televisivi finiscono inevitabilmente sotto la loro mannaia, quasi titenessero che se un gay parla della partecipazione di Brando Bertrand ad una trasmissione televisiva è perché i gay penserebbero solo a quello:


Eppure pare che tutto questo pudore scompaia se è il Tgcom si occuparsi della medesima notizia, magari scegliendo di mettere in evidenza il frame in cui si può osservare il suo lato b o dicendo che il modello si sarebbe mostrato «senza veli» in diretta al fine di solleticare la sessualità dei propri lettori:


E se è pur vero che al momento la pagina in questione non è ancora stata contestata, è a gennaio che ci punirono per aver parlato del protagonista dello spot che Maria De Filippi può trasmettere in prima serata su Canale 5 ma che un sito lgbt non può mostrare perché lo si dovrebbe ritenere un «contenuto per adulti/di natura sessuale»:



Non pare una contraddizione?
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