Lo sceriffo leghista specula, la Sea Watch parla di «crimini pazzeschi che ricordano l'olocausto»



Il ministro leghista Matteo Salvini non pare voler mai perdere occasione di speculare sulla vita delle persone, raccontando che sarebbe la loro esistenza l'unico problema di un'Italia che è a crescita zero a causa della sua evidente inettitudine ad occuparsi dei veri problemi. Ogni migrante che lui rigetterà nell'inferno è un voto conquistato. Ogni bambini straniero a cui lui negherà pari dignità è un voto in più. Poi l'Italia va a rotoli, ma i leghisti sono tutti contenti di come lui abbia fatto stare peggio gli altri per il loro sadico e perverso piacere.
L'ultima crociata del ministro-sceriffo è il circo mediatico che sta mondando contro i 108 occupanti del mercantile El Hiblu 1. Contro di loro ha inveito in ogni modo, ripetendo che se lui ha chiusi i porti, gli altri devono morire e a casa lui dato che lui non vuole essere disturbato mentre se va a messa con Pillon o mentre partecipa tutto tronfio al congresso di Verona in cui si chiederà che i gay siano sistematicamente discriminati e che le donne siano obbligate alla sottomissione.
E se la sua didattica razzista fa colpo sui suoi elettori, così come pare fare leva il suo sbraitare che quei «clandestini» mai avrebbero dovuto dirottare il mercantile per non essere riportati nelle terre in cui verranno probabilmente torturati, incarcerati e forse venduti a pezzi sul mercato degli organi (a sostenere che esistano tali traffici è Avvenire), forse dovremmo domandarci qualcosa di più semplice: Sìse l'impavido sceriffo fosse stato a bordo di quel mercantile, si sarebbe fatto riportare nei nei lager libici senza fiatare solo perché un ricco membro della casta europea ambiva a guadagnare voti sulla sua pelle?
Ora la nave è attraccata a Malta. Mentre il team di Mediterranea lancia un appello appello per chiedere che le 108 persone a bordo del mercantile siano considerati profughi da accogliere e proteggere, Giorgia Linardi (portavoce della Sea Watch) osserva: «Ci stiamo macchiando di crimini pazzeschi, che ricordano l'olocausto».
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