Lucy Akello. Ecco i documenti che sbugiardano Toni Brandi e Jacopo Coghe



In qualità di organizzatori del World Conference of Families di Verona, è nei giorni scorsi che Jacopo Coghe e Toni Brandi diramarono un comunicato stampa in cui asserivano che le accuse di omofobia rivolte alla loro ospite Lucy Akello fossero «fake news» e che loro avrebbero provveduto a denunciare chiunque avesse osato sostenere il contrario.
Ovviamente sostennero anche che tali affermazioni fossero da intendersi come un'intimidazione a loro rivolta, alterando la realtà e raccontando che loro si sentono discriminati da chi non si lascia discriminare. Peccato che i fatti dimostrino che i timori sulla presenza di Lucy Akello al loro congresso appaiano più che motivati.
Se è vero che Lucy Akello non era ancora parlamentare quando Rebecca Kadaga propose una legge che prevedeva la pena di morte per i gay (poi ridotta all'ergastolo dopo le proteste internazionali), è altrettanto vera che quest'ultima intervenne alla 138ª assemblea dell'Inter-Parliamentary Union a Ginevra per cercare di impedire che agli omosessuali potesse essere riconosciuto lo status di rifugiato.
Le fu dato mandato durante una seduta del Parlamento ugandese cheee si tenne l'11 aprile 2018, durante la quale venne elogiato l'intervento della stessa Kadaga e l'impegno nel «proteggere i valori culturali dell'Uganda contro i matrimoni omosessuali». In quella sede, il parlamentare Nsaba Buturo definì l'omosessualità «una pratica ripugnante e deplorevole» e sostenne che ingerenze straniere cercassero di costringere le nazioni come l'Uganda ad accettare delle «sciocchezze» come l'orientamento sessuale, motivo per cui lui proponeva di «respingere l'omosessualità in tutte le sue manifestazioni». In quell'occasione Lucy Akello ringraziò Buturo per le sue parole ed elogiò la Kadaga, sostenendo apertamente la sua mozione al fine di «mandare un segnale molto forte al mondo». E ttutto questo può essere appurato consultando i documenti ufficiali del resoconto pubblicato dal sito Parliament.go.ug.
Pare dunque assai azzardato che Toni Brandi e Jacopo Coghe neghino che la loro relatrice possa essere definita omofoba quando è provato si sia dichiarata favorevole ad azioni forti contro gli omosessuali, appoggiando apertamente le posizioni di quella Rebecca Kadaga che propose la pena di morte per i gay.
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