Mario Adinolfi: «Gay non si nasce, sono una moda che sconfina nell'ideologia»



Mario Adinolfi fa quasi compassione. Ha puntato tutti i soldi vinti con il gioco d'azzardo in un business dell'odio con cui sperava di poter mantenere la sua seconda famiglia, convinto che il vantarsi di quanto gli piaccia praticare penetrazioni bareback di mogli che lui esige siano sottomesse al maschio potesse essere ritenuto un "lavoro".
Gli è andata male, dato che la sua agoniata poltrona è andata alla lobby di Gandolfini e dato che il suo segretario non ha esistato ad abbandonarlo per tornare a mendicare un ruolo nella Lega di Salvini. Ed è così che l'integralista si è ridotto ad inveire contro qualunque film non sframi desiderio d'odio dei suoi proseliti.

Raccontando che l'omofobia sarebbe bella e che lui farebbe qualunque cosa per promuoverla a sfregio di quel Gesù che ama bestemmiare durante le sue sudicie dirette sui social, afferma:

Ora, so che scrivendo di “Croce e Delizia”, ennesimo film che prova a spiegare come la famiglia naturale sia fucina di conformismi e omofobie mentre le “nuove famiglie” siano “fabbriche d'amore” (Alessandro Gassman dixit), contribuirò e non poco a farne conoscere l'esistenza. Leggo però dal Corriere della Sera che questi sono “tempi bui” e dunque il film pro unioni gay è “lodevole”, quindi consentirete un minimo di controcanto. E vabbè, ci siamo abituati ormai. Dai braccialetti lgbt a Sanremo 2016 abbiamo capito che se non paghi la tassa alla nota lobby ormai in Italia nel mondo dell'intrattenimento non lavori. Stavolta però con questo film siamo al surreale.

Giurata la solita stronzata sul fatto che i gay andrebbero denigrati e che gente cattiva impedirebbe di farlo, il fondamentalista incalza:

Due nonni della veneranda età di Fabrizio Bentivoglio e Alessandro Gassman, appunto, si scoprono “innamorati”. Hanno figli e nipoti a cui devono dire che si vogliono “sposare”. I figli, cattivi, vogliono far “zompare il matrimonio” (sì c'è pure la chic Jasmine Trinca figlia di Bentivoglio che fa combutta col figlio coatto di Gassman, per spiegarci che la gaytudine senile non è vezzo da architetti ma alla portata di tutti, anche dei “servi della gleba”). Il Corriere della Sera chiosa: “I giovani in questo film sono reazionari”. Tuo padre ti viene a dire che si “sposa” un uomo e se ti sembra una pazzia sei “reazionario” e ovviamente omofobo, ruolo svolto da Filippo Scicchitano nel film. A proposito, ma tutta la teoria secondo cui gay si nasce, che c'è il gene della gaiezza, di fronte a questa pletora di figli e nipoti che precedono la scoperta quasi postuma dell'orientamento sessuale non va un po’ a farsi benedire? Un film del genere non dimostra forse che gay non si nasce, lo si diventa in base al contesto sociale? Perché i nonni di anche solo cinque anni fa impensabilmente avrebbero recitato la parte dei fidanzatini che si sentono “finalmente liberi”.

E se tra i tanti insulti e una surreale ostentazione di ignoranza, Adinolfi non si fa scappare neppure il tentativo di sostenere che l'omosessualità vada patologizzata come sostiene quelle Silvana De Mari che lui ha promosso e che oggi pare avere più visibilità mediatica di quanto lui riesca ad ottenere, è insistendo nel patetismo che chiosa pure:

Diciamolo meglio, allora: è una moda che sconfina nell'ideologia. Per alcuni è professione, per chi tira le fila è ossessione. E va bene tutto, va bene che gli intellettuali di riferimento del paese su giornali e tv siano diventati ormai Rocco Siffredi e Valentina Nappi, va bene che durante le vacanze di Natale in prima serata Raiuno ti piazza la marchetta gay friendly e a seguire fiction scritta da Ivan Cotroneo (stessa roba), che pure a Genny Savastano hanno fatto fare lo “sposo gay” (parte dell'omofobo assegnata a Diego Abatantuono), ma almeno i nonni non li potevate lasciar stare?
Che se ci sono “fabbriche d'amore”, caro Gassman, sono proprio i nonni di quelle famiglie normali, “tradizionali”, naturali che voi ormai al cinema e in tv rappresentate sempre come disfunzionali, malate, violente. E invece sono il deposito di saggezza di una terra che nonostante tutti i vostri ideologici sforzi, i vostri film e le vostre ossessioni sempre sessuali, non riuscirete mai ad allontanare da quella verità dei rapporti di sangue che fa sì che il vostro film sia solamente una insulsa ridicolaggine, inesistente e inverificabile nella realtà non perché “i giovani sono reazionari”, ma perché la famiglia grazie a Dio in questo paese per la Costituzione repubblicana (articolo 29, rileggere please) e per la sua profonda radice cristiana, è una sola e non declinabile al plurale.

Naturalmente, da prassi, Adinolfi si paragona a Dio e giura in suo nome che la famiglia sarebbe solo una: un maschio che si procura una moglie più giovane perchè aveva già usato quella precedente. Una famiglia in cui due sorelle non hanno la stessa madre e in cui un patetico integralista giura che «naturale» significhi «eterosessuale» in virtù di come a lui piaccia la fregna. E lo fa negando che la Costituzione impone che la famiglia vada «riconosciuta» e non teorizzata secondo i propri pruriti sessuali come lui è solito fare.
A sfregio della sua propaganda e dell'uso ideologico della religione, la Bibbia contiene la legittimizzazione a decine di modelli diversi di famiglia.

Il suo patetismo non pare placarsi nell'aggiungere:

29 milioni di italiani sono ancora nonostante tutto regolarmente sposati, pari al 50% della popolazione, allevano 15 milioni di figli minorenni e maggiorenni non autosufficienti facendosi carico di 4.4 milioni di disabili. Per loro non ci sono film, loro sono la “vecchia famiglia tradizionale” e dunque non sono “fabbriche d'amore”, ma solo secondo Gassman. Invece sono lì a testimoniarlo davanti alle vostre 6.600 coppie unite civilmente, pari allo 0.02% della popolazione. Voi continuate a credere che raccontare ossessivamente la “bellezza” di queste e il “degrado conformista” di quelli riesca a modificare la realtà affinché assecondi il vostro schema ideologico. Per la verità riuscite semplicemente a negarla. Cioè, dite bugie. Raccontate quel che non è. Fermate qualsiasi nonno italiano e chiedeteglielo, se non credete a me. Anzi no. Almeno i nonni, lasciateli stare.

Firmato Mario Adinolfi, lo stesso che tra i commenti aggiunge:


Ogni commento pare suoerfluo. E superfluo è osswrvate che le sue due famoglie sono le prime a non rispettare quel Catechisno della Chiesa Cattolica che lui ama brandire. Dovesse vincere la sua ideologia, le sue ultime due figlie dovrebbeeo essere ritenute un frutto del peccato. I casi sono due: o sa che i suoi discorsi d'odio portano fatturato ma non vinceranno mai, oppure è pronto a saceificare la vita delle sue stesse figlie pur di offrire il suo cintributo ai progetti geopolitici della lobby di Gandolfini.
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