Brandi e Coghe dicono che l'omofobia è una «fake news» e che Salvini fa quello che gli dicono loro



Jacopo Coghe e Toni Brandi paiono avere una curiosa concezione della «libertà di parola». Dicono che quella definizione li legittimerebbe a vomitare odio contro le minoranze e a chiedere leggi che impongano sistematiche discriminazioni volte a colpire chiunque non si uniformi alle loro pretese, ma poi dicono che se qualcuno osa contestarli, quella contestazione debba essere ritenuta una minaccia
In quel loro costante uso politico dell'omofobia come mezzo per promuovere Salvini e il suo populismo sovranista sottomesso alla Russia, è sbraitando contro il vicepremier che ha ostato contestare il loro congresso omofobo di Verona che i due dichiarano: «Sa Di Maio che così offende ripetutamente quanti hanno marciato per chiedere sostegno alle famiglie e per ribadire solo che la famiglia naturale è il futuro del Paese? Visto che la nostra è anche una battaglia culturale possiamo dire ai 5Stelle che se pensano di comprarsi le famiglie, le stesse che ogni giorno vengono ridicolizzate da loro, con l’elemosina hanno sbagliato popolo. Il perimetro dei valori per noi è altrettanto importante».
Se è interessante osservare con quale faccia tosta dicano che una Silvana De Mari che si è messa a sbraitare che i transessuali hanno «un problema nella testa» significherebbe «chiedere sostegno alle famiglie», ancor più aberrante è come incalzino: «Proprio nei giorni in cui si teneva il Congresso delle Famiglie a Verona, si è parlato di una iniziativa parlamentare del Movimento che punta a portare l’Italia sul percorso intrapreso dalla Svizzera che prevede fino a tre anni di reclusione per i cosiddetti reati di omofobia e transfobia. Fake news come quelle che spaccia costringeranno milioni di italiani come noi alla galera o alle multe? Con qualche soldino pensano di silenziare chi censureranno? Ma noi non abbiamo paura caro Di Maio e segnaliamo che da oggi, anche grazie alle nostre battaglie, i termini madre e padre sono tornati una realtà perché in Gazzetta ufficiale col decreto del Viminale è stato sostituito quello generico di genitori».
In altre parole, si vantano di aver introdotto una norma palesemente illegittima che mira a togliere dignità ai bambini e alle famiglie che vorrebbero distruggere perché non conformi ai distinguo che Gandolfini e Pillon stanno cercando di introdurre per legge.
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