Carte d'identità. Torino e Regione Piemonte si offrono di pagare le spese legali contro le discriminazioni di Salvini



Matteo Salvini sta lavorando molto bene nel creare scontri sociali che distraggano l'opinione pubblica da quel default che potrebbe ben presto portare l'Italia ad essere svenduta al suo amico Putin.
E se i conti non tornano e la quota 100 porterà più costi che benefici, lui tira fuori dal cilindro un'assurda norma che sostituisce la dicitura «genitori» con un più restrittivo «mamma e papà» sui moduli per la richiesta della carta d'identità elettronica. Il tutto al solo fine di compiacere le pretese discriminatorie dei fondamentalisti che l'hanno voluto al loro fianco a Verona. Come sempre, non si aggiunge nulla ma si cercano voti vantandosi di aver sottratto agli altri.

Poiché la sua propaganda elettorale mira a colpire quei bambini a cui sarà impedito di esistere solo perché sgraditi alla cricca di Pillon, la sindaca Chiara Appendino e il presidente della regione Piemonte Sergio Chiamparino hanno annunciato che si faranno carico delle spese legali di chiunque si senta leso dal provvedimento leghista. Ddalle pagine de La Repubblica, l'assessora alle Pari opportunità, Monica Cerutti, ha spiegato: «Secondo noi il decreto è discriminatorio, ricordiamo a tutti i piemontesi che se si riterranno lesi da questo atto potranno fare richiesta d'accesso al nostro fondo regionale anti-discriminazioni, a sostegno delle spese legali per far valere i propri diritti. Offriamo la stessa opportunità alle amministrazioni comunali che hanno competenza sull'anagrafe». Per questo tutti sono invitati «a far valere i propri diritti contro ciò che è stato deciso dal governo Lega e 5Stelle che segna un passo indietro e rende difficile la vita alle famiglie omogenitoriali».
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