Congresso di Verona: corsi di addestramento all'odio nei workshop preclusi alla stampa



Gli organizzatori del Congresso della famiglia di Verona hanno dedicato molte energie ad impedire che i giornalisti potessero ascoltare frasi che loro non volevano potessero sentire. Hanno negato gli accrediti a chi era considerato troppo impegnato nella protezione dei diritti umani, li hanno relegati in stanze che impedissero loro ogni contatto col pubblico e hanno mostrato loro solo le immagine che una regia si occupava di selezionare. Ad esempio, è questo il motivo per cui nessun giornalista ha potuto ascoltare i deliri di Silvana De Mari.
Un giornalista di Internazionale è riuscito a partecipare ad alcuni dei workshop preclusi alla stampa e ha scoperto dei corsi per insegnare agli attivisti "anti-gender" come combattere i diritti dei gay e imporre ai governi le loro ideologie.

Il fondatore del Word Congress of families, Alan Carlson, sostiene che i fondamentalisti debbano combattere «una guerra» contro «i nemici della famiglia naturale», ossia contro chiunque non sia come quel vicepresidente Coghe che ha 33 anni, ne dimostra 50 e si vanta ad ogni occasione di aver già ingravidato sua moglie quattro volte. Carlson ha anche sostenuto che ci si debba porre come «soldati morali» chiamati a battersi contro chi «ha interpretato male la natura umana». Praticamente quanto sostengono anche i miliziani dell'Isis.
Ma, come osserva l'Internazionale, a preoccupare gli analisti e gli osservatori «è soprattutto il piano politico: per tre giorni gruppi di estremisti antiaborto, contrari alle unioni tra persone dello stesso sesso, lobby spesso legate all’estrema destra, si sono riuniti a Verona per elaborare una strategia politica comune, a poche settimane dalle elezioni europee, ricevendo il pieno appoggio delle istituzioni italiane».
Ed è così che ad essere patrocinato dalla Repubblica Italian è un Ignacio Arsuaga (fondatore e presidente di CitizenGo) che se n'è uscito sostenendo che «i nemici della famiglia sono dappertutto, nelle istituzioni, nelle strutture di potere. Controllano la stampa, i partiti di sinistra, ma anche i partiti di destra, le fondazioni, gestiscono anche molte organizzazioni internazionali, multilaterali come le Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, l’Unione europea». Per lui, i «nemici delle famiglie» sono «le femministe radicali che vogliono estendere la loro ideologia suprematista» a «tutti noi», «è l’industria dell’aborto che vuole fare soldi e uccidere più bambini», sono gli «ideologi del gender» che «sono totalitari» e vogliono controllare il «cervello delle nostre figlie e dei nostri figli e zittirci», sono infine «i liberali che ci vogliono impedire di avere un ruolo pubblico nella società». Insomma, per lui il problema è chiunque posi avere opinioni o pensieri diversi dai suoi. E per farlo, Arsuaga ha spiegato il suo progetto:

[Arsuaga] ha indicato una strategia articolata in cinque punti: ogni organizzazione deve lavorare non solo nella propria nazione, ma anche a livello globale, fare rete proprio come è avvenuto al Congresso della famiglia, avere una strategia per le proprie campagne, non rispettare i canoni del politicamente corretto, provare a rompere il sistema, senza distruggerlo. Per Asuaga l’obiettivo è quello di cambiare il sistema, ma di nuovo il presidente di CitizenGo ha mostrato due modi per farlo: il primo è prendendo il potere direttamente attraverso le elezioni, entrando nei partiti e nelle istituzioni, il secondo – che dice di preferire – è influenzare i partiti, controllare indirettamente il potere, controllando chi gestisce il potere.

E di politici «da controllare&traquo; ce n'erano molti. Un’inchiesta pubblicata dal sito britannico Open Democracy ha analizzato la lista dei partecipanti a tutti i Congressi delle famiglie e ha mostrato che almeno cento politici in attività di venticinque paesi diversi hanno partecipato ad almeno un Congresso, sessanta di loro erano europei e la metà era legato a partiti dell’estrema destra. partiti che hanno tutti forti legami con Aneley Komov, una figura centrale del Congresso delle famiglie che «da una parte finanzia campagne prolife in tutta Europa, d’altra parte è il braccio destro di uno degli uomini più ricchi di Russia, Konstantin Malofeev, l’oligarca accusato di aver finanziato la campagna elettorale di Marine Le Pen in Francia per conto di Putin. Komov è un buon amico anche di Gianluca Savoini, il presidente di Italia-Lombardia, ex portavoce di Matteo Salvini, considerato il consigliere ombra del leader della Lega per i rapporti con la Russia di Vladimir Putin». E l’imprenditore russo era presente durante l’elezione di Salvini a capo della Lega il 15 dicembre 2013.
A Verona, Komov ha parlato dei programmi di home schooling per i bambini che sta finanziando in tutto il mondo, sostenendo che per «tutelare i propri figli» dall’influenza del secolarismo sarebbe bene farli rimanere a casa in modo che non possano acoltare alcuna opinione sia in contrasto con quella dei suoi genitori.
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