Definì i gay «adescatori di minorenni». Il senatore leghista Simone Pillon a processo



Finito di scattarsi selfie al congresso di Verona, il senatore leghista se ne andrà a processo. Guardacaso è indagato per crimini d'odio.
Evidentemente intenzionato a servire la lobby di Gandolfini con convegni che gli garantissero una poltrona tea le fila leghiste, è davanti ai suoi seguaci che attaccò i corsi di educazione al rispetto nelle scuole e definì i membri dell'associazione Omphalos Perugia come degli «adescatori di minorenni».
Se sino a prova contraria è proprio il leghista a manifestarsi ossessionato dal contenuto delle mutande dei minori attraverso il suo chiedere leggi che impongano loro rigidi stereotipi di genere sulla base del contenuto, il leghista si lanciò persino nell'affermare che «quelli di Arcigay vanno nei licei e spiegano ai vostri figli che per fare l'amore bisogna essere o due maschi o due femmine e non si può fare diversamente e... venite a provare da noi, nel nostro welcome group».
A sostegno della sua tesi, presentò pure un volantino che spiegava le regole del sesso sicuro, omettendo la versione che riguardava i rapporti tra un uomo e una donna al fine di sostenere che ai ragazzi fosse stata data solo la versione riguardanti le precauzioni nel caso di rapporti gay.
Il giudice ha rinviato a giudizio Pillon e ha disposto la cancellazione da internet dei video in cui si assisteva allo sproloquio del senatore bresciano. Dal canto suo, il leghista si era giustificato definendo l'episodio una semplice questione di ironia «sferzante, la satira dei libri di Guareschi, per arrivare al paradosso». Ma l'avvocato dell'associazione, Saschia Soli, ritiene che qui «non si parla né di satira né di paradosso né tantomeno di diritto di critica. Siamo di fronte a falsità che hanno trasformato un'opera di sensibilizzazione sociale in una campagna di adescamento».
Sulla vicenda dovrà esprimersi il prossimo giovedì il giudice Matteo Cavedoni. E quella che il senatore leghista sostenere sia la sua abitudine a ridere della pedofilia potrebbe costargli fino a 200mila euro di multa (ammesso che a pagarla non siano i russi o quei 49 milioni di euro che il suo partito ha rubato agli italiani).
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