Il portavoce di Bannon: «Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l'attuale governo»



Steve Bannon avrebbe avuto un ruolo nella formazione del governo italiano. È quanto emerge dall'inchiesta condotta da Report sul sovranismo europeo.
Quanto Trump vinse le presidenziali nel 2016, buona parte del merito venne attribuito a lui. Fu lui a studiare la strategia elettorale e ad invitarlo a cercare di conquistare la simpatia dell'estrema destra americana. Ma, a seguito di una lunga serie di dichiarazioni razziste, fu licenziato da Trump attraverso un tweet pubblicato sui social network. Ora Bannon guarda all'Europa ed ha fondato un partito politico che ha sede in una lussuosissima villa di Bruxelles in cui trovano casa anche alcuni movimenti belgi di estrema destra. Sostengono che si sia «nel mezzo di una guerra che non è solo politica perché riguarda l'anima della nostra civiltà. Noi abbiamo un'immigrazione straripante. Tra cinque o sei anni avremo una maggioranza arabo-mussulmana. Il Movimento (il partito di Bannon, ndr) serve a bloccare tutto questo come un club che serve a mettere insieme tutti i sovranisti, a metterli in contatto e a non farli sentire soli».

È questo il motivo per cui Bannon ha contatti con Le Pen, Orban e con esponenti dell'Adf tedesca. Ma Bannon è particolarmente concentrato sull'Italia: «Per noi è un modello perché avete questo governo che mette insieme populismo di destra e populismo di sionista. I 5 Stelle sono un animale strano, non sono esattamente un partito di sinistra ma ha idee di sinistra. Ma alla fine sono riusciti a trovare un accordo con la Lega», dice il loro portavoce.
Nella formazione del nuovo governo ci sarebbe stato anche lo zampino di Bannon, giunto a Roma non solamente per attaccare il Presidente Mattarella e il suo mandato a Cottarelli. Dopo aver asserito che il suo operato sarebbe «disgustoso» perché in Italia non avremmo mai avuto «governi votati dalla gente» dato che subirebbe ingerenze straniere da parte di Bruxelles, il portavoce del suo partito afferma che esisterebbe un'ingerenza di Bannon nella formazione dell'attuale governo: «Questo non è un particolare noto all'opinione pubblica. Ma Steve ha fatto pressioni su Salvini e Di Maio per formare l'attuale governo. Ha detto loro: dovreste provare a fare questa alleanza populista».
Creato il governo giallo-verde, Steve Bannon ha iniziato ad incontrare anche Giorgia Meloni ed altri leader di estrema destra, promettendo «aiuti» in vista delle europee. Ha promesso di poter fornire loro «tutto ciò che serve per vincere le elezioni», sostenendo che il suo aiuto sarebbe stato del tutto «gratuito».
Durante la trasferta in Italia di Bannon occorsa lo scorso 7 settembre, il leader populista si è incontrato con l'emissario leghista Federico Arata (figlio di Paolo, ossia di colui che la procura di Palermo accusa di essere socio occulto di Denaro e artefice di una mazzetta che sarebbe stata data a Siri per inserire un emendamento utile ai suoi affari). Ed è a lui che Bannon ha promesso di poter rendere la Lega il primo partito in Italia.
Arata avrebbe coordinato l'incontro tra Bannon e Salvini, mentre il leader sovranista sostiene che «l'Italia è al centro dell'universo grazie all'ascesa di Salvini». Sostiene anche che Bolsonaro avrebbe vinto in Brasile grazie «ad una campagna modulata secondo quella di Salvini».

La roccaforte di Bannon in Italia è la Certosa di Trisulti, concessa a Bannon dal Ministero dei beni culturali per un canone di 100mila euro all'anno da pagare in ristrutturazioni ed altri 80mila di tasse comunali.
Ma chi paga? A sentire il direttore dell'abazia, si tratterebbe di soldi che giungerebbero da «benefattori privati». ma diversa è la versione di Bannon. Alla domanda su chi stesse finanziando la concessione per la Certosa di Trisulti, risponde: «Te lo dico, sono io!». «Con quali soldi?». «Con i miei!». «Lei è così ricco?». «Sì». «Lei deve essere davvero ricco visto che costa perché molto costosa: 100mila euro all’anno». «Sono un multimilionario».
Ma sulla provenienza originaria di quei soldi si sa ben poco. E le informazioni mancano anche nelle carte consegnate al Ministero, il quale avrebbe concesso per un tempo così lungo un bene dello stato senza neppure chiedere garanzie o fideiussioni. L'unico documento consegnato è una lettera di una banca danese accusata di aver violato re regole contro il riciclaggio. Mancava anche la personalità giuridica richiesta dal bando e sembra che il Ministero non se ne sia accorto. E neppure si sarebbe accorto che la gestione di un altro museo da parte dell'associazione faceva riferimento ad un qualcosa che non è mai esistito.

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