Il sultano dei Brunei scrive all'Unione Europea: «Lapidare i gay serve a difendere i nostri valori»



Che si tratti di Gandolfini, di Pillon o di un qualche sultano, l'odio viene sempre spacciato per una presunta «difesa» di imprecisati «valori».
Davanti alla condanna espressa dal Parlamento Europeo dinnanzi alle leggi introdotte dal sultano dei Brunei che mirano a punire con la lapidazione gay ed adulteri, il leader integralista ha avuto pure la sfacciataggine di scrivere una missiva in cui sostiene che tali atti disumani servano a «salvaguardare la sacralità della discendenza familiare e del matrimonio».
Ancor più patetico è come l'uomo abbia tentato di sostenere che le condanne saranno poche dato che la sua legge richiede almeno due uomini di «alta statura morale e fede come testimoni» e non verrà ritenuta valida alcuna «forma di prova circostanziale». In altre parole, ai leader religiosi verrà data la possibilità di condannare a morte qualcuno senza che le prove abbiano valore.
Al pari di come Pillon sia solito chiedere «rispetto» per chi ostenta il proprio odio contro interi gruppi sociali, anche il sultano del Brunei chiede  «tolleranza, rispetto e comprensione» verso il Brunei dato che lui sosytiene che tali barbarie servano a «tutelare i suoi valori tradizionali».
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