Taranto, un 66enne è stato segregato e picchiato a morte da una baby gang



Chissà se quell'educazione al rispetto che viene osteggiata dal fondamentalismo organizzato in nome del fantasma «gender» non avrebbe potuto cambiare le cose. O magari il ministro leghista Busetti avrebbe potuto optare per altre priorità al posto di sfilare al congresso integralista di Verona contro le famiglie sgradite a Gandolfini. Fatto sta che la cronaca ci racconta l'agghiacciante storia di una baby gang che ha segregato e picchia a morte un anziano.
Per quanto Salvini giuri che l'Italia sarebbe «più sicura» ora che lui ha impedito l'iscrizione nel registro degli indagati dell'uomo che ha sparato ad un 16enne per poi abbandonarlo come un sacco di patate nei pressi di un ospedale, la polizia da lui coordinata non aveva dato alcun seguito all'esposto firmato da sette residenti di via San Gregorio Magno, la stessa strada dove viveva il 66enne, e dal parroco della chiesa davanti all'abitazione della vittima: «Da alcune settimane, durante le ore serali e le prime ore del mattino si stanno verificando diversi episodi di atti illeciti commessi da ignoti (circa 5/6 persone) a danno del signor Antonio Cosimo Stano [...] Nello specifico segnaliamo continui e reiterati danneggiamenti che tali ignoti stanno perpetrando a danno dell'abitazione [...] con lancio di pietre e oggetti vari al prospetto dell'abitazione e dando calci e colpi diretti alla porta d'ingresso e agli infissi della medesima casa [...] Il signor Stano, da quanto ci ha riferito, ha subito altresì vessazioni, soprusi e lesioni anche fisiche da parte di questi soggetti, i quali in una occasione sono anche riusciti a introdursi in casa. Tale condotta illecita, lesiva della sicurezza e della quiete pubblica, cagiona, inoltre, stati d'ansia, malessere e agitazione soprattutto nei minori residenti nel vicinato».
«In piena notte sentivamo urlare. Erano grida strazianti, terribili. La sera tardi e in piena notte. Mia moglie e con lei altri 7 residenti di via San Gregorio Magno e don Dario, ha così presentato l'esposto, per paura soprattutto, ma anche per tutelare quel povero Cristo», racconta uno dei querelanti.

Quelle urla erano della vittima, massacrata di botte da una baby gang che trovava divertente picchiarlo perché ritenuto diverso da loro. Il 66enne era ritenuto «il matto» del paese e veniva picchiato solo per quel motivo. Lo filmavano con i loro telefonini mentre lo riempivano di botte o rubavano i suoi risparmi. Lo facevano vantandosene su un gruppo WhatsApp chiamato "Gli orfanelli".
Le vessazioni, le rapine e i danneggiamenti duravano da tempo, forse da anni. Ora che l'uomo è morto, l'autopsia dovrà stabilire se la causa sia imputabile alle dotte ricevute dai 12 minorenni indagati. Ma per Gandolfini, la priorità è quella impedire che si possa insegnare rispetto a scuola dato che lui spergiura che i genitori bastino e avanzino. Peccato che la cronaca testimoni l'esatto opposto.
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