WCF, Steve Turley: «Serve un nuovo ordine politico internazionale, al cui cuore c'è una Russia cristiana»



Anche lui era sul palco del Congresso della famiglia di Verona. Steve Turley è un fondamentalista religioso statunitense che gestisce i rapporti tra Putin e Trump con l'obiettivo di costituire un nuovo mondo «cristiano» antiliberale.
In un suo articolo pubblicato dalla rivista geopolitica Katehon (gestita da Alexey Komov, tra i maggiori leader del World Congress of Families), Turley sostiene che «i cristiani conservatori negli Stati Uniti hanno molto più in comune con il Patriarca Kirill e il popolo russo di quanto non facciamo con Nancy Pelosi o Chuck Schumer o con qualcuno della CNN».
Racconta anche di come il Patriarca di Mosca Kirill si sia congratulato con l'amministrazione Trump per aver approvato una legge «che proibisce non solo di stanziare fondi fiscali per l'aborto, ma anche di concedere crediti d'imposta ai datori di lavoro che acquistano polizze assicurative che includono l'aborto. Il Patriarca sta sostenendo una politica simile per rimuovere l'aborto dall'assicurazione medica obbligatoria. Inoltre, il 23 gennaio, il presidente Trump ha firmato un ordine esecutivo che implementa la cosiddetta politica di Città del Messico che abolisce il finanziamento delle ONG internazionali che forniscono o pagano gli aborti».
Insomma, non si nasconde che il loro obiettivo è cercare di impedire che le donne possano avere i soldi necessari per ricorrere ad un'interruzione volontaria di gravidanza nella legalità e nella sicurezza per le proprie vite, arrivando a minacciare chiunque non neghi quel diritto.

Ma non solo, Turley introduce anche un aberrante virgolettato:

Ora questa dichiarazione di sostegno arriva sulla scia del Presidente dell'Organizzazione Internazionale per la Famiglia, la visita di Brian Brown a Mosca, promuovendo quella che viene chiamata la "Dichiarazione di Città del Capo", che riafferma il ruolo del matrimonio tradizionale tra uomo e donna come roccia fresca della civiltà umana. Di fatto, la Dichiarazione è stata tradotta in russo, così come in altre cinque lingue, per essere firmata dai sostenitori internazionali come sfida mondiale in una cultura politica LGBT sempre più globalizzata e aggressiva.

Se pare evidente che i gay abbiano poco a che fare con il tema trattato, il fondamentalismo cattolico basa la sua intera propaganda sull'omofobia e non perde mai occasione per creare false contrapposizioni che servano a cavalcare l'odio. E non meno ricorrente è il loro vantarsi di come i russi limitino i diritti dei gay e concedano privilegi a chi si dichiara opinabilmente "cristiano".
Turley afferma infatti che «recentemente Vladimir Putin ha firmato una legge che vieta gli annunci sull'aborto e vieta l'aborto dopo 12 settimane di gravidanza, ha firmato un disegno di legge che vieta la cosiddetta "propaganda omosessuale" e ha persino firmato l'articolo 148 del Codice penale russo, che minaccia le pene detentive fino a tre anni per insultare i sentimenti dei credenti cristiani». Il tutto per concludere:

E così mentre i nostri mass media laici riportano in modo così isterico sulla minaccia geo-politica della Russia, noi che siamo devoti al risorgere della tradizionale società cristiana ricordiamo quanto abbiamo in comune con la Russia e quanto i media laici americani stanno in la via di quella comunanza cristiana. Credo che siamo molto più forti nell'allineare noi stessi con un nuovo ordine politico internazionale, al cui cuore c'è una Russia cristiana rinnovata, dedita al mantenimento e alla protezione del risorgere dei valori cristiani tradizionali in tutto il mondo.
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