A seguito delle continue censure inflitte da Google, Gayburg sospende le pubblicazioni



A seguito delle continue censure che Google sta perpetrando ai danni di Gayburg, le pubblicazioni vengono interrotte. Non è una nostra scelta, è un'imposizione che stiamo subendo.
Abbiamo affrontato le diffamazioni di Adinolfi, abbiamo sopportato le continue minacce della lobby di Massimo Gandolfini, ma è oggettivamente impossibile poter fronteggiare la censura di un colosso come Google. Era per evitare il ripetersi di sospensioni arbitrarie che il blog era stato spostato su un dominio proprietario che ci avrebbe permesso di poter migrare su altre piattaforme, ma i fatti ci dicono che anche quella via non è percorribile: ancor prima di subire la censura delle pagine ci eravamo già trovati praticamente banditi dai risultati di ricerca (nella versione italiana, siamo stati declassati in 12a posizione per chi ci cercava per nome, in limbi ancor peggiori per chi cercava gli articoli)
Ed anche su Google News tutto d'un tratto ci siamo ritrovati a subire un'indicizzazione parziale e priva di immagini, rendendo irreperibile la stragrande maggioranza dei contenuti.
Ciò significa che la nostra visibilità è tornata ad essere quella che avevamo nel 2011, a fronte di un progressiva diminuzione dettata da come nessuno articolo possa essere indicizzato dai motori di ricerca o condiviso sui social network.

Il lavoro richiesto per mantenere in pedi un sito come Gayburg (gratuito e senza fini di lucro) non è giustificabile se un colosso come Google ha deciso di ridurci all'influenza. Con i numero attuali, siamo di poco più visibili di chi va al bar a parlare con quattro amici.
Siamo passati dall'essere candidati ogni anno come miglior sito lgbt ai Macchianera Awards a delle macchiette che non sanno più come rendere accessibile ciò che viene scritto. Dopo cinque mesi di umiliazioni inflitte da Google e dopo centinaia di messaggi in cui Google ci diceva che le stesse immagini pubblicate dal Corriere diventano magicamente "pornografiche" se a pubblicarle è un sito gay, non ha senso andare avanti.
Non ha senso impegnarsi per promuovere giustizia quando Google ci censura mentre finanzia la setta di Cascioli, sostenendo che la sua promozione di quelle fantomatiche "terapie riparative" che spingono gli adolescenti al suicidio sarebbero preferibili ai nostri articoli.

Abbiamo chiesto aiuto, ma molti di quelli che avrebbero potuto aiutarci hanno deciso di non degnarci neppure di una risposta. Ringraziamo Gay.it, Open e Next Quotidiano per aver dato notizia della precedente censura che ci era stata inflitta, ringraziamo chi ci ha seguito per dieci anni e chi ha creduto in noi.
Purtroppo abbiamo creduto di poter costruire qualcosa, ma pare che in Italia l'impegno sia controproducente se non si hanno amici influenti.
Noi spariamo, ma sulla piattaforma di Google restano (senza limitazioni sull'accesso) i siti che promuovono l'omofobia o quelli che vendono fantomatiche "terapie riparative". Evidentemente contribuire a promuovere pratiche violente che sono provata causa di numerosi suicidi tra i giovani dà meno fastidio di quello che facevamo noi. O forse loro hanno amici più importanti dei nostri.

Grazie per essere stati con noi.
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