È morto il giornalista Vittorio Zucconi



È morto, all'età di 74 anni, il giornalista Vittorio Zucconi. Fu lui a findate e dirigere l'edizione online di Repubblica e sino allo scorso anno era il direttore di Radio Capital. Corrispondente dapprima da Mosca e poi dagli Stati Uniti, si è spento nella sua casa di Washington, dove si era ormai trasferito definitivamente.
Sostenitore dei firitti civili, non risparmiò critiche all'ipocrisia degli organizzatori del "family day" o alla pericolosità sociale dei progetti del senatore leghista Simone Pillon contro le donne.

A mostrarsi quasi felici per la sua morte è CasaPound, che sul sito dell'editore di Matteo Salvini esulta: "È morto Vittorio Zucconi, il giornalista di Repubblica nemico dei sovranisti".
Di lui, la camerata Elena Sempione scrive:

Zucconi, da sempre schierato su posizioni atlantiste, neoliberiste, filo-Ue, immigrazioniste e anti-sovraniste, si è distinto ultimamente per uscite che hanno fatto molto discutere. Di recente, ad esempio, ha scatenato molte polemiche la sua critica a Matteo Salvini

Ed ancora, definendolo «cantore dell’immigrazione», la scribacchona di estrema destra aggiunge:

Emigrato negli Stati Uniti, dove ha trovato la sua dimensione spirituale, Zucconi ha più volte tessuto le lodi dell’immigrazione. Molto famoso è il suo libro del 1993 Stranieri come noi, una raccolta di 11 racconti che ricalca perfettamente la narrazione globalista sui flussi migratori e la lotta contro il presunto razzismo. Il volume è stato addirittura adottato come testo di lettura in alcune scuole italiane. Nel 2009 ha invece pubblicato Il caratteraccio: come (non) si diventa italiani

Eccerto, per i fascisti il razzisno sarebbe solo «presunto». A lato, da passi, i banner pubblicitari con cui Google finanzia l'odio dei gruppi neofascisti.

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