Giorgia Meloni si impegna a vietare l'educazione sessuale, a promuovere il sessimo e a rendere orfani i figli dei gay



Giorgia Meloni si è ufficialmente impegnata a combattere contro i figli delle famiglie gay. Sottoscrivendo un documento elaborato dai fondamentalisti di Provita Onlus e della Manifest Pour Tous, la leader di Fratelli d'Italia si impegna a «contrastare in ogni modo la legalizzazione, la diffusione e l’agevolazione, formale o sostanziale, della pratica dell’utero in affitto, sia dietro compenso che a titolo gratuito, perché la donna non è una incubatrice e il bambino non è un prodotto».
Insomma, Giorgia Meloni ci viene a dire che i due due uomini avrebbero il pieno diritto di decidere che cosa vorrebbero le donne e abbiano il dovere di imporglielo per legge. Se una donna dovesse decidere diversamente, non potrà farlo perché loro gli impediranno di poter disporre liberamente del loro corpo.
Inoltre la signora Giorgia Meloni si impegna anche «a promuovere nelle sedi opportune l’approvazione di un divieto internazionale di pratiche di surrogazione di maternità» e ad operare «affinché in Europa non venga in alcun modo promossa la legalizzazione dell’adozione dei bambini comprati o ottenuti all’estero tramite utero in affitto, oppure della registrazione degli atti di nascita di questi stessi bambini a favore dei cosiddetti “genitori di intenzione”».
E se c'è da avere il voltastomaco davanti ad un polito che firma un documento in cui si parla di «comprare i bambini» anche quando non c'è alcun passaggio di denaro (ma raccontare la verità non porterebbe frutto alla sua propaganda omofoba), la signora Meloni si impegna pure a bloccare «ogni proposta normativa o atto teso a diffondere l’indottrinamento gender nelle scuole, contrastando la sessualizzazione precoce dei bambini e degli adolescenti spesso veicolata dai media, dalle campagne marketing, dai programmi televisivi e anche dalla cosiddetta “educazione sessuale globale” nelle scuole».
Cavalcata la bufala "gender", si arriva persino ad un impegno nella promozione degli stereotipi di genere. nel documento si parla infatti di promozione di «politiche e programmi che prevengano l’iper-sessualizzazione dei bambini, ostacolino la raffigurazione in chiave sessuale degli stessi e limitino la promozione di stereotipi sessualizzati nei settori dei media e della pubblicità»; a «promuovere a livello comunitario l’istituzione di uno specifico fondo ‘salva-famiglia’ per la natalità e i nuclei familiari numerosi e/o in difficoltà con modalità e procedure comuni negli Stati membri».
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