Il pellegrinaggio di Salvini da Orban ha previsto una gita al muro anti-migranti



Quando il 9 novembre 1989 il mondo festeggiò l'abbattimento del muro di Berlino, ci si sarebbe aspettato che l'umanità avrebbe rigettato simili aberrazioni. Poi è arrivato il populismo e chi cerca di trarre profitto spargendo il seme dell'odio e della paura.
A vent'anni da allora, tra Trump, Orban e Salvini pare sia una gara a chi ha il muro più grossi. Tutti loro dicono di voler cintare le proprie terre e tenere la popolazione reclusa tra alte mura perché giurano su Dio che dall'altra parte ci sarebbe un fantomatico nemico di cui bisognerebbe avere paura.
Capita così che il pellegrinaggio di Matteo Salvini alla corte di Orban abbia previsto anche un volo in elicottero per ammirare il muro anti-migranti costruito dal suo suo idolo. Ed ovviamente si è anche vantato di come lui abbia impedito ai disperati di poter raggiungere l'Europa, disponendo la loro deportazione nei lager libici.
Strizzando l'occhio anche agli omofobi, Salvini ha dichiarato che il suo pellegrinaggio sul sacro suolo dell'Ungheria razzista sarebbe una missione «una missione importante per sostenere le aziende italiane, per un futuro europeo diverso che controlli i confini, protegga la sicurezza, rilanci il lavoro, la famiglia e l'identità cristiana del nostro continente». Così cristiana che né lui né Orban paiono abbiano mai letto le pagine delle beatitudini dove Gesù condannava senza mezzi termini la loro ideologia.
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