Provita Onlus e Luca Volonté chiedono leggi che impediscano assistenza umanitaria ai gay



A sottolineare come il loro nome sia incompatibile con le loro opere, l'organizzazione Provita Onlus si dice scandalizzata da leggi che impediscono la sistematica violazione dei più basilari diritti civili dei  migranti anche se quelle vessazioni farebbero felice il loro presidente, il suprematista ed eterosessulista Toni Brandi.
Inveendo come indeterminati contro la Sentenza della Corte di Cassazione che ha riconosciuto il diritto d'asilo ad un extracomunitario che rischiava la vita in virtù del suo orientamento sessuale, è tra generalizzazioni e cattiverie gratuite che scrivono:

Nelle scorse ore è emerso qualche dettaglio sulla Sentenza della Cassazione 11176 emessa nei confronti di Bakayoko Aboubakar, cittadino della Costa d’Avorio, con moglie e figli, che ha chiesto status di rifugiato in Italia.
In Costa d’Avorio, dice il richiedente di aver avuto una relazione omosessuale, che il suo partner sia stato ucciso (forse su mandato di un proprio parente), di temere di subire violenze a seguito del rientro forzoso. La Costa d’Avorio non ha leggi contro omosessualità, né è un Paese in conflitto.

Se è buffo che si voglia sostenere che l'avere una moglie basterebbe a sostenere che l'omosessualità riguardi un singolo rapporto e non sia un'unione di facciata come avveniva anche in Italia quando i fondamentalisti riuscivano ancora a danneggiare la vita di migliaia di persone, è improvvisandosi azzeccagarbugli che proseguono:

Nel rifiutare la richiesta, sia la Commissione Prefettizia di Catanzaro sia la Corte di Appello, così come la Cassazione nei giorni scorsi non hanno per nulla violato le leggi. Mentre a Catanzaro ci si era fermati alla valutazione standard, sopra richiamata (né leggi anti gay, né conflitti nel Paese), la Cassazione non fa altro che richiamare la necessità di verificare meglio «se ci possano essere pericoli per la dignità e diritti umani della persona» un volta tornato in Costa d’Avorio, quindi se lo Stato africano è in grado di proteggere dalle minacce e possibili violenze questo cittadino dichiaratosi gay.

Lamentandosi di come non si possano svolgere test privi di scientificità sui gay e di come esistano leggi che tutelano i diritti umani, l'articolo inizia ad inveire:

Tutto ciò la Cassazione lo ha deciso in base alle norme italiane vigenti dal 2007-2018, in base alle sentenze della Corte Europea (che impedisce qualunque test fisico di verifica della omosessualità) e della ratifica italiana della Convenzione di Istanbul. A ogni migrante che voglia ottenere lo status di rifugiato basterà dichiararsi omosessuale? Ma non sarà questa dichiarazione a facilitargli il riconoscimento, dovrà esser verificato il pericolo che gli occorrerebbe in patria e la credibilità della sua dichiarazione, attraverso perizie psicologiche e verifiche nell’ambito famigliare di provenienza. Piaccia o meno, queste decisioni sono legittime e conformi all’ordinamento interno italiano e internazionale.

Non è chiaro quale fantomatiche "perizie psicologiche" potrebbero provare un orientamento sessuale. Eppure l'ex deputato Luca Volonté insiste nel suo sostenere che l'uomo avrebbe dovuto arrangiarsi a cercare protezione in un Paese omofobo dato che ai leghisti e agli integralisti non piace l'idea di potergli fornire protezione:

La Corte di Appello di Catanzaro, che dopo aver aver negato lo ‘status di rifugiato’ è chiamata a rivalutare il caso, potrebbe verificare se il padre di famiglia di Bakayoko Aboubakar abbia mai sporto denuncia dopo le minacce per la sua relazione omosessuale e cosa è si stato deciso dalla magistratura della Costa d’Avorio. Se non ci fosse stata denuncia, non ci sarebbe potuta essere ‘protezione dalle eventuali violenze’. Dunque il ‘caso’ è tutt’altro che deciso e potrebbe addirittura finire in un ‘boomerang’. Tuttavia, si vogliono cambiare le leggi attuali? Si devono cambiare? Io penso che sia necessario fare delle modifiche chiare, ma non sono i giudici che hanno il compito di fare queste modifiche attraverso le sentenze interpretative, dobbiamo difendere il diritto/dovere dei legislatori e chiedere che il parlamento italiano faccia le modifiche necessarie.

Insomma, è dicendosi «cristiani» che chiedono leggi che privino il prossimo da ogni tutela giuridica dato che loro non li vogliono e se ne sbattono se quel Gesù che citano solo a scopo discriminatorio li invitava all'accoglienza...
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