Quando Mario Adinolfi spergiurava il falso per invocare la censura di Gayburg



«Pesantissima minaccia di morte contro Mario Adinolfi in un articolo di Gayburg, testata della galassia Lgbt, sempre più violenta verso i cattolici». È quanto afferma un articolo diffamatorio firmato da Mario Adinolfi, l'ex esponente di spicco della setta integralista che da anni cerca di trarre profitto economico dalla promozione dell'odio omofobico.
Bastano quelle poche righe per comprendere di quali falsità ideologiche sia capaci quei personaggi. È falso il suo asserire che Gayburg sia una testata. È ovviamente falso il suo giurare che qualcuno lo avrebbe minacciato di morte (eh no, deve prima rispondere dei suoi crimini contro i bambini, mica deve passarla liscia con una scorciatoia!). Ed è vomitevole il suo sostenere che chi è critico verso il suo odio sarebbe qualcuno che attacca i cristiani. Lui è una cosa, i cristiani sono un'altra. La sua pretesa di essere ritenuto il proprietario del cristianesimo solo perché lui ama proclamarsi ereticamente tale è un qualcosa che ha l'odore del reato di offesa al sentimento religioso oltre che una violazione del principio costituzionale sulla libertà religiosa.
Per la cronaca, nell'articolo si diceva solo che Adinolfi ha un'età tale per cui è lecito temere che potrebbe continuare a rompere le scatole alle persone per bene ancora a lungo. Sostenere che quella frase possa essere ritenuta una «minaccia di morte» va oltre al falso ideologico!
Se Adinolfi si sente legittimato a mentire e a millantare false accuse in nome del suo odio e della sua prepotenza, potremmo fare anche noi lo stesso? In fondo il sostenere che Adinolfi abbia stuprato una minorenne sarebbe vero tanto quanto il suo sostenere che noi l'avremmo minacciato di morte... anzi, forse persino più persino plausibile dato che noi non abbiamo alcuna evidenza di quel fatto mentre abbiamo la certezza che la sua accusa sia totalmente falsa. E lui lo sa bene, altrimenti avrebbe sporto denuncia al posto di scrivere un articolo diffamatorio che lo risparmiasse dal dover provare le bugie che i suoi seguaci sono disporsi a bersi.

E non va meglio con il testo dell'articolo, dove la prepotenza e la violenza di Adinolfi si manifesta in un'alternanza di insulti e di menzogne. Il fondamentalista se ne esce con frasi come:

Nessuno prende sul serio Gayburg, un sito Lgbt delirante che si concentra ogni giorno ad attaccare con un paio di articoli il Popolo della Famiglia e i suoi dirigenti a partire da Gianfranco Amato e Mario Adinolfi, ma ormai senza disdegnare Mirko De Carli e Nicola Di Matteo o chiunque sia esplicitamente un sostenitore del Pdf. Gli articoli sono densi di incredibili falsità che meriterebbero una denuncia al giorno, oggi si arrivava a dire che l’ultima strage in Afghanistan è responsabilità di Adinolfi e del Popolo della Famiglia. Ma è, appunto, folklore e ricerca di una modalità per attrarre in qualche modo l’attenzione.
Il segno però si è passato poche ore fa quando è uscito su Gayburg un articolo che contiene una esplicita minaccia di morte contro Toni Brandi di Pro Vita e, più esplicita e diretta, contro Mario Adinolfi.

Tutto d'un tratto pare che le minacce siano diventate due e che sarebbero state rivolte anche a quel suo amichetto forzanovista che collabora con Salvini nel contrasto alle libertà individuali dei cittadini. Ed ancora, è dopo averci definito un «sitarello omosessualista» che il violento si appella ad una sua menzogna diffamatoria per invocare la censura:

Dunque “qual è la soluzione” secondo i caproni sgrammaticati (togliete l’apostrofo, ignoranti) del sitarello omosessualista? Ma certo, la “morte”. Da tempo segnaliamo il livello di incredibile violenza raggiunto dal mondo Lgbt contro chi dissente, ma questa esplicita minaccia e indicazione di obiettivi da eliminare riteniamo debba essere presa in carico dalla magistratura e un sito così vergognosamente violento immediatamente chiuso.

Se al prossimo Pride troverete Google pronta a presentarsi con un suo carrettino al fine di speculare sulla vostra sessualità per farsi pubblicità, ricordatevi che quella è la stessa gente che ha compiaciuto la richiesta censoria di un personaggio come Adinolfi nel suo limitare l'accesso alle nostre pagine (non certo per le sue false accuse, ma purtroppo l'effetto è lo stesso).
3 commenti