Salvini fa salire lo spread promettendo idebitamenti del 140%. Poi minaccia: se non mi fate vincere le europee, il debito vi ridurrà alla fame



Se non mi darete il potere che voglio, vi ridurrò alla fame. Pare questo il ricatto che Matteo Salvini sta lanciando agli italiani in vista delle elezioni europee. Evidentemente intenzionato a portare lo spread a limiti che stanno bruciando tutte le risorse economiche dell'Italia, ha promesso che lui porterà la spesa pubblica ad essere una volta e mezzo la ricchezza accomunatala dell'intero Paese. In pratica, sarebbe come se una massaia pretendesse un mutuo di una volta e mezzo il suo intero stipendio: anche a non mangiasse, il debito aumenterebbe inesorabilmente.

Mostrando la sua consueta arroganza e propendo discorsi che solo dei cerebrolesi potrebbero accettare, il ministro padano ha dichiarato: «Sforare il vincolo Ue Deficit/Pil del 3%? Non si può, ma si deve. Il 26 si vota per l'Europa. È fondamentale che gli italiani ci diano una mano a cambiare questa Europa mettendo al centro i diritti e il lavoro. Se servirà infrangere alcuni limiti del 3% o del 130-140%, tiriamo dritti. Fino a che la disoccupazione non sarà dimezzata in Italia, fino a che non arriveremo al 5% di disoccupazione sperderemo tutto quello che dovremo spendere e se qualcuno a Bruxelles si lamenta ce ne faremo una ragione».
Seduta stante, lo spread è salito a 280 punti. Un numero preoccupante che dovrebbe portarci a temere che ben presto non ci saranno più soldi neppure per pagare servizi come la scuola o la sanità.

Il vice premier Luigi Di Maio (l'uomo che ha dato potere a Salvini e che gli ha permesso di governare pur avendo ottenuto solo il 17% dei voti) ha dichiarato: «Mi sembra irresponsabile fare aumentare lo spread come sta accadendo in queste ore parlando di sforamento del rapporto debito-Pil, che è ancora più preoccupante dello sforamento del rapporto deficit-Pil. In ogni regione in cui vado sto cercando di incontrare le imprese, il tessuto produttivo che permette di creare lavoro, perché senza queste persone il lavoro non esiste. L'impresa chiede stabilità. Prima di spararle su debito-Pil, ha proseguito il ministro - mettiamoci a tagliare tutto quello che non è stato ancora tagliato in questi anni di spese inutili e di grande evasione. Questo è un Paese che ha 300 miliardi di euro di evasione fiscale, che ha grandi evasori da cui si possono recuperare un sacco di risorse».

Insomma, da una parte c'è chi dice che lui indebiterà fino al collo i suoi figli perché spera di cancellare le regole della finanza attraverso il sovranismo (anche se non è certo ottenendo l'indipendenza del pianerottolo che la banca smetterà di chiedere indietro i suoi soldi), dall'altro c'è l'ex bibitaro che sostiene che tutto d'un tratto gli evasori inizieranno a pagare le tasse perché lui ha bisogno di soldi per pagare le sue promesse elettorali.
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