Andrea Zambrano difende i reati commessi dai suoi colleghi fondamentalisti



Massimo Gandolfini è stato condannato perché, durante un incontro pubblico, ha mostrato un titolo di giornale in cui si sosteneva che uno tra le identità sessuali approvate da Arcigay fosse destinata a far discutere ed ha dichiarato che si trattasse della "pedofilia". In realtà, come dichiarato anche nell'articolo mostrato, si parlava di "femminielli" dato che la pedofilia non è mai stata ritenuta una identità di genere. L'aver mentito per promuovere odio lo ha portato ad una condanna per calunnia.

Eppure Andrea Zambrano, dalle pagine de La Nuova Bussola Quotidiana, pare sostenere che la alunna debba essere ammessa se defecata contro quel gruppo sociale che lui diffama quotidianamente con i suoi articoli. In un articolo intitolato "Pro life nel mirino dei giudici: c'è un problema di libertà", l'integralista afferma:

Dopo Pillon e De Mari condannato anche Galdolfini. C'è un accanimento dei giudici verso il mondo pro life? A quanto pare sì. Un clima da caccia alle streghe che si respira anche nella corrente di Sinistra della magistratura, apertamente contro il congresso di Verona, quasi fosse un reato.

Siamo davanti a quello che appare come uno spergiuro, dato che Zabrano nega ogni fatto riguardo al processo per cercare di propinare una propaganda basata sul vittimismo. Ed è con toni sempre più imbarazzanti che aggiunge:

Dopo Silvana De Mari e Simone Pillon, anche Massimo Gandolfini viene condannato da un tribunale per il reato di diffamazione in un processo che ha visto come denunciante Arcigay o una associazione ad essa legata. Se dovessimo usare un linguaggio sportivo potremmo dire che Arcigay batte il mondo pro family e pro life tre a zero, ma dato che si tratta solo del primo tempo, è bene non piangersi addosso perché anche le migliori finali di Champions League insegnano che i risultati sono fatti per essere ribaltati.
C’è però un dato che balza agli occhi immediatamente. Ed è l’escalation di colpi sotto cui sta cadendo il libero pensiero. Colpi che evidenziano un condizionamento culturale da parte degli arbitri, certi giudici, rispetto ad una narrazione dei diritti Lgbt che viene presentata come dogmatica e inscalfibile. Tutto ciò che è alieno da una narrazione positiva della cultura gay friendly è passibile di reato.

Non è vero. Pillon è stato condannato per aver fatto dichiarazioni false e per aver omesso il materiale che avrebbe sbugiardato le sue teorie. Silvana De mari è stata condannate per aver accusato alcune persone di atti a cui esse erano estranee. Gandolfini ha mentito. Il problema non è il fatto che loro siamo omofobi, è il fatto che raccontino bugie per promuovere odio (e la legge italiana punisce chi dichiara il falso).

Eppure è ricorrendo al suo solito vittimismo che Zambrano aggiunge:

A ragione il Centro Studi Livatino - nel commentare la sentenza Gandolfini dell’altro giorno - ha riconosciuto che c’è «"un’ingerenza giudiziaria”, frutto di una “pressione sociale”, e una manifestazione di pensiero» che sembra non voler esser presa in considerazione.
Questo nonostante la sezione I della Corte EDU (sent. 7/03/2019 Sallusti c. Italia, ric. 22350/13) abbia condannato l’Italia per la pronuncia per diffamazione a carico di Alessandro Sallusti (direttore del Giornale), ravvisando il contrasto con l’art. 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela la libertà di espressione. Ebbene: questa sentenza appare contraddetta dalla sentenza a carico di Gandolfini.
In tutto questo corto circuito è un dato di fatto che i processi nei confronti del mondo pro family stanno conoscendo una impennata, anzi non solo i processi, ma anche le condanne, per non contare le innumerevoli diffide e minacce di querela, quando non proprio indagini, nei confronti di giornalisti non allineati al pensiero unico gay friendly. Si può parlare di accanimento giudiziario nei confronti del mondo pro Life? Se tre indizi fanno una prova, i casi Pillon, De Mari e Gandolfini sembrerebbero far propendere verso il si. Un drammatico sì, che annienta la libertà di espressione e anche quella di religione visto che certi milieu culturali bollano come ultra-cattoliche le posizioni di chi ritiene, concordemente con il dato di natura, che l’omosessualità non sia una variante della sessualità e la famiglia naturale unita in matrimonio tra uomo e donna, l’unica possibile per il bene della società e non per i desideri individuali di ognuno.

Se il sostener che l'omofobia sarebbe "liberà religiosa" è aberrante, al signor Zambriano andrebbe ricordato che l'atteggiamento dei suoi tre amichetti potrebbe tranquillamente essere condannato anche in nome dell'Ottavo Comandamento. Ed è surreale che piagnucoli che i gay non abbiano commesso reati mentre i loro comportamenti illeciti vengono sanzionati:

A questo si aggiunge il fatto che mentre il martelletto del giudice batte forte sul tavolo delle aule giudiziarie contro i pro life, non si hanno notizie di inchieste giudiziarie o di condanne nei confronti «di coloro che turbano lo svolgimento di iniziative pubbliche pro family e pro life, interrompendole e impedendo ai relatori di parlare, né - per restare alla figura del prof Gandolfini - nei confronti di chi esibisce in tali circostanze immagini o scritte di esecuzioni capitali».

Il riferimento è a un articolo di Maurizio Belpietro in cui è sostenuto che un commento Facebook in cui si paragonava Gandoflini a Mussolini dovesse essere considerato una minaccia di morte nell'aver ricordato com'era andata a finire per il dice. Eppure è incalzando accuse ingiuriose contro i magistrati che Zambrano parte con l'inveire contro i giudici che applicano la legge quando sono i suoi amichetti a violarla:

E di questo sentimento di avversione sembrano farsi portatori anche diversi magistrati, che hanno in particolare fastidio quel mondo pro life e pro family che ora viene condannato dalla stessa Giustizia italiana. Basti riflettere sull’assemblea di Area Democratica per la Giustizia, il raggruppamento di magistrati dichiaratamente di Sinistra derivante dall’accorpamento delle correnti di Magistratura democratica e di altri movimenti che ha concluso il suo secondo congresso nazionale.
E’ curioso che questo mondo pro life e pro family sia avversato dichiaratamente da giudici e magistrati in carica.

Parte così il sostenere che gente cattiva avrebbe frainteso quel loro congresso di verona, forse rosicando perché nessuna accusa ai loro relatori era calunniosa come quella dei suoi amichetti di omofobia. il tutto sostenendo che la diffamazione sarebbe "opinione":

Ora, potrebbe essere anche questa una libera espressione di un pensiero. Ma essendo pronunciata da un giudice non fa certo ben sperare per la libertà degli altri, quelli, cioè, che sono visti ormai come "nemici" e che oggi si chiamano Pillon, Gandolfini e De Mari e domani potrebbero avere probabilmente altri nomi. Quando l'opinione politica entra nelle aule giudiziarie, il rischio che a farne le spese sia la libertà è dietro l'angolo.

Quale libertà? Quella di mentire a danno di un gruppo sociale? Quello di poter calunniare a scopo di promozione dell'odio?
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