Google continua ad infierire contro Gayburg



Evidentemente amate masturbarvi davanti alle immagini del senatore leghista Simone Pillon, altrimenti non si spiegherebbe perché mai Google sostenga che le pagine contenti le sue fotografie debbano essere ritenute per soli adulti.
Già... quasi non bastasse il blocco dei contenuti che ha fatto esultare alcuni consiglieri di estrema destra legata alla lobby omofoba italiana, è con una missiva che Google ci ha informato che hanno deciso di ritenerci indegni della loro pubblicità in quanto ritenuti materiale "di natura sessuale".
Tutto ciò mentre Google prosegue imperterrito a vendere la loro pubblicità sulle pagine del sito di promozione omofoba dell'Uccr o sugli articoli estremisti de Il primato nazionale, entrambi assolti da qualunque accusa di promozione dell'odio. Evidentemente preferiscono i "fascisti del terzo millennio" ad un sito gay in cui a quest'ultima parola pare venga data connotazione sessuale non dissimile da quelle a cui sono soliti ricorrere Massimo Gandolfini o Mario Adinolfi.

Mentre non ci hanno mai spiegato perché sostengono che i nostri articoli dovrebbero essere ritenuti «discutibili» come sostiene l'infamante messaggio che ne impettisce il libero accesso, purtroppo c'è stata data una "argomentazione" alla nostra messa al bando dal loro circuito pubblicitario. Nelle indicazioni della contestazione è indicata un'unica pagina contestata, questa:


Lasciamo a voi ogni commento, preferendo dedicarci ad una semplice considerazione: nel momento stesso in cui Google blocca l'accesso ai contenuti di Gayburg, i fatti testimoniano che Google entra nel merito dei contenuti e decide quali debbano essere vietati. ne consegue che Google ha deciso di non bloccare le sue pagine che incitano all'odio contro i gay e di non smettere di foraggiare l'estrema destra fascista ed omofoba.
Se c'è un blocco non si può più parlare di imparzialità. E nemmeno si può parlare di presunte mancate segnalazioni dato che le pagine prese ad esempio sono state ampliamene segnalate più volte da chi scrive l'articolo.
Sarà pur vero che oggi Google ha messo una bandierina arcobaleno in home page, ma se nei restanti 264 giorni dell'anno lo ritroviamo a promuovere le favolette "gender" di Provita Onlus su Google News o a sdoganare varie forme di odio, di quella bandierina ce ne si farà ben poco. E non meno preoccupante è osservare che un soggetto privato non solo si eleva a controllore, ma pare abbia più paura di un uomo nudo piuttosto che di un uomo che brandisce un rosario nel tentativo di strumentalizzare Dio al dine id indottrinare dei minori all'odio.
Dal canto nostro, rivendichiamo con orgoglio di aver celebrato la bellezza umana e di aver combattuto l'odio. Ci hanno chiuso per questo? Pazienza
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