Google oscura Gayburg, ma intanto finanzia l'odio di Pasqualato

Nicola Pasqualato in compagnia di Povia e di Gianfranco Amato

Il fondamentalista Nicola Pasqualato, ex candidato del partito di Mario Adinolfi ed oggi presidente di un’associazione che utilizza i fondi riservati ai bambini autistici per promuovere fantomatiche “terapie riparative” dell’omosessualità, è uno tra i più attivi faccendieri legati alla setta integralista guidata da Gianfranco Amato.
Probabilmente intenzionato a promuovere odio contro un sito che ha più volte contestato le sue opinabili opinioni, è in un suo articolo del 2017 che il fondamentalista ha ritenuto di poter pubblicare il logo di quel sito al fine di affiancarlo con accuse gravi e calunniose:



La pagina è ospitata dai servizi di Google ed è sempre Google a finanziare con la sua pubblicità quell'odio. E per quanto si possa segnalare quei contenuti, Google non ha mai rimosso quello schifo qe neppure ha smesso di finanziarlo.
Qualcuno potrebbe pensare che il colosso voglia difendere una fantomatica "pluralità" dell'informazione ed è per questo che tolleri l'odio. Peccato che, nel momento stesso in cui Google ha censurato Gayburg e lo ha messo al bando dalla sua rete pubblicitaria, diventa evidente che stiano compiendo delle scelte e che preferiscano l'odio a chi difende i diritti civili.
Ne consegue anche che Google ritenga accettabile finanziare  chi sostiene sia lecito provare «odio e repulsione» verso la naturale sessualità delle persone lgbt, accusando «il mondo lgbt+» di conoscere l’odio «molto bene» e di difendere «pratiche, omo-filiche, omo-erotiche e pedo-filiche che noi detestiamo e denunciamo».

Per chi non fosse avvezzo al dizionario integralista, la signora De Mari sostiene che l’omosessualità non esista in virtù di come lei dica che la sessualità sarebbe tale solo in presenza di un concepimento. Quindi, dato il suo negare che il sesso esista quando non c’è l’intenzione di ingravidare una donna, arriva a dichiarare che l’omosessualità debba essere ritenuta un «atteggiamento omoerotico» che lei giura venga «appreso» e possa essere «disappreso».
Lo spiegava nel video che ora non è più visibile dato che un tribunale ha riconosciuto la natura calunniosa di quelle affermazioni, comunque promosse sui server di Google mentre chi le diffonde ne trae profitto. L’abitudine della signora De Mari a sostenere che i movimenti gay stiano «diffondendo sempre di più la pedofilia» è infatti il motivo per cui la signora De Mari è stata condannata per diffamazione dal Tribunale di Torino.

Davanti a chi sostiene la medesima tesi in accostamento all’uso illecito del logo di un blog, i responsabili del sito hanno chiesto a Google di prendere provvedimenti, ma la risposta è stata questa:



Che cosa significa? Significa che i signori di Google non ritengono necessario prendere provvedimenti, sostenendo che l’accostare il nome di qualcuno all’accusa di «difendere pratiche pedo-filiche» sia accettabile o contestabile solo se la vittima dispone di somme di denaro sufficienti a potersi permettere un costoso avvocato.
E pare un po’ surreale anche che Google precisi che loro non si sarebbero mediatori dei contenuti mentre difendono queste pagine di odio dopo aver oscurato il blog attaccato da Pasqualato in nome di imprecisati «alcuni utenti» che si sarebbero rivolti a loro «perché ritengono che i contenuti di questo blog siano discutibili». ma forse andrebbero ritenuti molto più «discutibili» i discorsi di chi promuove quelle fantomatiche “terapie riparative” basate sull'inculcare sensi di colpa nei ragazzini e che la scienza riconosce come provata causa di numerosi adolescenti spinti all'autolesionismo se non al suicidio…
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