Il Corriere si mette a denigrare i gay nel nome di Zeffirelli



Promuovere omofobia e defecare insulti gratuiti nel nome di un uomo appena morto è un atto già di per sé deprecabile. E il discorso non migliora in chi affronta con patetica superficialità il tema di un "gay" che si sentì nel dovere di sposare una donna. Eppure è quanto il Corriere della Sera ha deciso di fare proprio in occasione del 50° anniversario dai Moti di Stonewall, denigrando senza alcun rispetto i diritti e le famiglie di migliaia di gay che hanno alzato la testa nonostante gli insulti di chi si era conformato all'omofobia agiata dei borghesi.

Ritenendo di non dover neppure contestualizzare certe asserzioni, hanno scritto:



Poco chiaro è perché si sia attesa la sua morte prima di riesumare le sue peggiori esternazioni contro i gay, sostenendo implicitamente che il regista possa essere ritenuto una legittimazione all'odio omofobico.
Zeffirelli l'avrà pensata ancora così? Con che diritto un gay con figli ritiene di dover sostenere che i figli vadano negati ai gay? E sua moglie sarà stata contenta di essere costretta a stare con un tizio che non perdeva occasione per andare a letto con altri uomini? Non sembra che a nessuno freghi nulla di tutto ciò, l'importante è poter dire che Zeffirelli può essere usato per sostenere sia doveroso ritenere che un gay debba avere meno diritti di Simone Pillon in virtù di come il senatore leghista ami ostentare le modalità con cui dichiara pubblicamente di dedicarsi alla penetrazione bareback della vagina di sua moglie.
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