Il fondamentalismo e l'accusa di «blasfemia» come strumento di repressione della liberà di espressione



Nel nome di Iddio. È questo l'incipit a cui Maurizio Belpieto, Tony Brandi e Giusy D'Amico sono ormai soliti ricorrere ogni qualvolta tentano di stuprare la religione cristiana come mezzo di oppressione della libertà d'espressione. Ed è surreale che tutti loro difendano l'omofobia cercando di sostenere che la si dovrebbe ritenete una "libertà di pensiero" mentre denunciano, minacciano e intimidiscono chiunque altro osi citare Dio con finalità non conformi ai loro scopi (moticvo per cui son ben felici se Salvini usa crocefisso come strumento elettorale per sdoganare l'odio religioso).
L'Isis ha iniziato così e forse dovrebbe farci paura chi si pone come detentore della verità di Dio contro il prossimo in nome di un moralismo anticristiano che viene defecato con finalità prettamente politiche.
Se il fondamentalist Toni Brandi sostiene che si voglia promuovere la pillola del giorno dopo «come se fosse una caramellina zuccherosa da tenere in borsa o innocua aspirina» prima di giurare che qualcuno avrebbe «scomodato niente poco di meno che l’arcangelo Gabriele e la Santa Vergine per pubblicizzare l’aborto». Anzi, a detta loro avrebbe «non si può che interpretare l’aberrante invito ad abortire proprio il Messia» prima di invocare l'arresto degli astudenti in nome di quello che loro sostengono sarebbe «un affronto di vilipendio all’arte e alla religione cristiana».
Daetto da un'organizzazione che si definisce «cristiana» nonostante ogni sua iniziativa sembri voler essere un affronto ai vangeli, l'accusa è alquanto surreale. Ed è surreale che non si ci si limiti a dire che un qualcosa non piace, si pretende che l'altro sia punito e che la società sia conformata al volere del fondamentalista che sbraita più forte.
Il sito leghista Imola Oggi racconta che «Secondo quanto riporta la Verità, l’associazione Non si tocca la famiglia avrebbe scritto al Miur, protestando per i contenuti “in antitesi con i principi educativi del sistema scolastico”, che risulterebbero anche fortemente blesfemi, che non riconoscerebbero l’incarnazione di Cristo».
L'associazione in questione è quella che opera per volontà di Massimo Gandolfini e che cerca di impedire ogni contrasto al bullismo omofobico nelle scuole. Ovviamente anche il fondamentalista Jacopo Coghe ci è messo a sbraitare come un indemoniato, mentre gli integralisti di InTerris sostengono che il loro direttore sia detentore della verità divina. Precisato che don Aldo Buonaiuto sarebbe un «sacerdote della Comunità Papa Giovanni XXIII» dichiarano che affermi: «E' osceno, certe opere offendono la sensibilità di milioni di credenti ed anche il nostro inestimabile patrimonio artistico. Anziché offendere con la blasfemia, sarebbe opportuno che nelle scuole italiane, al di là di come la si pensi e oltre l’appartenenza religiosa, sia fatta un'opera di sensibilizzazione e verità su cosa è l'aborto e le sue conseguenze, sulle ferite psicologiche e fisiche che arreca alle donne, spesso vittime di una pratica che accettano loro malgrado e per difficoltà economiche. Come persone civili non possiamo restare indifferenti dinnanzi a un simile scempio». Il tutto prima di incalzare:

E non vuole restare indifferente l’Associazione Non si Tocca la Famiglia, che ha lanciato una petizione da inviare al Ministero dell’Istruzione. Contattata da In Terris, la presidente Giusy D’Amico invita genitori ed insegnanti a lanciare un messaggio “forte e chiaro” contro quella che chiama “deriva culturale”. Nel testo della campagna si legge: “Troviamo atto di vilipendio alla religione cattolica oltraggiare immagini di altissimo valore artistico e religioso per veicolare tra i giovani messaggi fuori regola ad esempio sulla normativa relativa ai farmaci etici”. Ed ancora: “Lo segnaliamo anche per chiedervi di verificare se il progetto aveva ottenuto il consenso dei genitori. Riteniamo cosa grave che si taccia a livello pubblico sul piano culturale rispetto ad un messaggio altamente strumentale e lontano dal vero sentire dei giovani riguardo il loro corpo e la loro sessualità”. Chi aderisce alla petizione del manifesto, dunque, auspica “immediato intervento del Miur e di tutte le iniziative dettate dal caso”.

In altre parole, tutti questi sedicenti "cristiani"hanno montato un caso intorno al nulla e sono ricordi alla blasfemia come pretesto per incitare i loro proseliti all'odio contro dei ragazzi, senza manco porsi una qualche domanda sul perché quel messaggio abbia vinto un concorso di comunicazione e sul perché siano stati votati in così larga misura.
Sarà anche che nel leggere altre ricostruzioni i fatti sembrano un po' diversi da come loro li raccontano, ma il fatto più grave è che il loro punto di partenza è il sostenere che non si si debba interrogare mai su cosa pensino gli altri quando si può usare la violenza per imporre il proprio pensiero.

Il risultato è un uso della religione e di determinati valori che viene modificato e strumentalizzato, arrivando sino a capolavori dell'ipocrisia come questo:


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