La NuovaBQ invita a boicottare le aziende che non promuovono odio ed intolleranza



Il fondamentalista Peppino Zola sostiene che la tolleranza e il rispetto siano contrari alla sua religione e chiede ai suoi miliziani di boicottare qualunque marchio non aderisca alla sua ideologia del disprezzo. Lo ha fatto dalle pagine del solito sito di promozione omofoba denominato "La Nuova Bussola Quotidiana".

Sostenendo che esisterebbe un «pensiero unico» che permetterebbe ad altri di pensarla diversamente da lui (sì, lo dice davvero), è in un articolo intitolato "Le aziende pro pensiero unico? Boicottiamole" che sbraita:

Molte grandi marche si fanno oggi veicolo del politicamente corretto, ultima la Gillette con lo spot in cui una donna "diventata" uomo impara a farsi la barba. C'è poi la Mercedes che mostra un padre vestito con un tulle azzurro, Gucci con i suoi abiti pro aborto, la Barilla che si piega al diktat Lgbt, eccetera. Come può rispondere un cristiano nel suo piccolo? Comprando altre marche.

In mezzo a quella sfilza di generalizzazioni e imprecisioni, il redattore di Cascioli si lancia nel sostenere che bisogna boicottare chi non risulta offensivo contro le minoranze. In riferimento alla Gillette, scrive:

La famosa impresa che produce lame da barba e il cui slogan era, se ricordo bene, “il meglio di un uomo” (anche questo slogan non mi piaceva, perché il meglio per e dell’uomo è ben altro), ha fatto trasmettere in TV uno spot pubblicitario nel quale si vede un giovane che sta imparando a farsi la barba, perché prima era donna e ora è "diventato" uomo. Siccome è un po’ imbranato, viene aiutato dal padre a imparare il nuovo corso, naturalmente usando le lame Gillette. Mi chiedo quale sia lo scopo di un tale spot, visto che riguarda una piccolissima percentuale dei possibili clienti di tale marca di lamette. Evidentemente, ha l’unico scopo di farsi tramite dell’espansione di una cultura che non ha niente a che fare con l’oggetto prodotto, ma ha a che fare con un'ideologia che vuole diventare egemone nel mondo intero, cercando di scombussolare il pensiero dell’uomo comune.

Pare che il redattore non abbia capito che le lamette non sono rivolte ad un pubblico di transessuali, così come sembra che suo padre non gli abbia insegnato a radersi come avviene in molte famiglie. Più patetico è come si tiri in ballo una imprecisata "Ideologia" quasi come se i fondamentalisti cattolici non sapessero dire altro quando sono a corto di argomentazioni, eppure lui preferisce sostenere che l'odio può e deve trinfare sulla tolleranza. Paragonando gli omofobi all'eroe di piazza Tien An Men in un'associazione pateticamente offensiva, afferma:

Tanti dicono che contro questo andazzo non ci sia più nulla da fare, perché sarebbe già egemone in modo irrimediabile. Io non lo credo, perché un IO forte e munito di un criterio certo di vita (cristiana) può, nel suo piccolo, resistere contro tale ideologia. In questo senso, mi torna in mente l’immagine di quel giovane cinese che, da solo e disarmato, riuscì a interrompere il cammino di un potente carro armato del dittatoriale potere cinese. Anche se non è giusto paragonare un gesto eroico come quello del giovane cinese (che probabilmente pagò con la vita il suo gesto coraggioso), penso che noi, poveri e deboli consumatori, possiamo reagire all’arroganza ideologica di Gillette, semplicemente non comprando più le lame Gillette.
Loro hanno voluto liberamente sfidarci? Ok. Noi possiamo liberamente comprare le lame di un'altra marca, non compromessa con il pensiero unico, invece che le Gillette. Questi sono dei giganti e probabilmente non gli faremo neppure il solletico. Ma se tanti IO si mettono insieme e attuano una decisione di questo tipo, penso che, a lungo andare, la Gillette dovrà fare marcia indietro. Basta dunque con le Gillette.

Non male per quelli che hanno sbraitato come indemoniati che i gay non dovevano poter boicottare la Barilla e che oggi dicono che solo loro devono poter ledere chi non sfama la loro sete di odio. Ed è mostrando di non capire nulla dei messaggi pubblicitari (un padre che è partecipe della vita della figlia non pare un atto così disdicevole anche se loro spergiurano il contrario, peraltro dicendo che in quella bambina lui vede un bambino dato che così potrà attirare l'attenzione degli omofobi) che aggiunge:

Ma basta anche rivolgersi a certi prodotti che, almeno per me, sono impensabili, data la mia attuale situazione economica, ma che mi sembra giusto segnalare. Durante le sue sfilate, Gucci ha appiccicato a certi vestiti slogan a favore dell’aborto. La Mercedes ha autorizzato una pubblicità nella quale si vede un bambino che viene accompagnato a scuola dal padre vestito con un tulle azzurro. Che bisogno ha una azienda “seria” come la Mercedes di mettere in circolazione uno spot che, tra l’altro, rischia il ridicolo?
Prima dei casi appena indicati, avevamo visto la Barilla prostrarsi davanti al mondo Lgbt per rimediare alle dichiarazioni pro family di un suo alto dirigente (da parta mia, ho avuto modo di verificare che in Italia vengono prodotte paste molto migliori della Barilla); avevamo visto la Kellogg’s esultare quando la Corte Suprema aveva aperto alle nozze gay in tutti gli Stati Uniti; avevamo visto l’Ikea prodursi in pubblicità assolutamente fuori luogo.
Sarebbe bene far capire a lorsignori che i consumatori hanno una testa pensante, che sa guardare non solo alla qualità dei prodotti, ma anche alla loro rappresentazione ideale. Basta con tutti questi prodotti!

Sostenuto che loro non amano l'apertura gay-Friendly dell'Ikea e mostrato che lui non mangia chi non cerca di distruggere le famiglie gay come la sua setta ama fare, è ricorrendo al colito complottismo dell'estrema destar che l'articolo conclude:

Potrebbe sembrare che tutto quanto fin qui scritto riguardi un settore molto specifico e parziale della realtà. Non penso che sia così. Tutto ciò sta avvenendo all’interno di un contesto globale che intende sovvertire l’antropologia voluta da chi ci ha creato. Penso che vi sia un attacco ideologico e legislativo tendente ad addormentare il pensiero dell’uomo, con la predicazione di criteri distorti, a cui ogni libertà dovrebbe sottomettersi. Noi, con la nostra libertà, dobbiamo resistere e ribellarci. E metterci insieme per questo.
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