L'organizzazione di Jacopo Coghe si diverte con gli insulti omofobi di CasaPound



È rilanciando un "articolo" del quotidiano di CasaPound che l'organizzazione omofoba di Jacopo Coghe è tornata a cavalcare la bufala inventata dal loro presidente come pretesto per inveire contro Monica Cirinnà.

Con toni da bulletti di periferia, gli integralisti scrivono:


Il link rimanda al quotidiano di CasaPound che, grazie al finanziamento della pubblicità di Google, scrive:

Gli alfieri dei diritti lgbt sono arrivati a un tale livello di strumentalizzazione dei fatti di cronaca – anche quelli più banali e insulsi – da scambiare il bacio affettuoso di due sorelle per una manifestazione di affetto saffica. E’ successo alla calciatrice Aurora Galli, esultante dopo aver vinto il match mondiale contro la Cina. Si dirige gioiosamente verso gli spalti, correndo incontro a sua sorella, la pallavolista Andrea Anna Galli, che si sporge e la bacia teneramente. Fraternamente. Per lo spettatore medio della scena, all'oscuro della natura del loro rapporto, potrebbero essere indifferentemente parenti, amiche eterosessuali, o perché no? anche amanti. E aggiungiamo: saranno pure fatti loro, quello che combinano o meno in camera da letto.
Per il progressista terminale, la cui visione del mondo è distorta dalle lenti arcobaleno indossate 24 ore su 24, non esistono altre opzioni che impicciarsi della vita sessuale delle persone e dedurne che un gesto affettuoso tra femmine è invece rivelatore sicuro di omosessualità. Un saltare alle conclusioni, un procedimento mentale che, con le dovute differenze, mi ricorda un po’ i bulli della mia scuola media, (quelli che tormentavano gli sfigati e che si davano del “fro*io” tra di loro se qualcuno mostrava le proprie debolezze) che scorgendo due ragazze in atteggiamenti troppo affettuosi, saltavano subito alla conclusione che si trattasse di due lesbiche, tormentandole fino alla nausea.
E così, alla visione di quel bacio così colpevolmente saffico, all'establishment nostrano non è parso vero: una bella scenetta scesa dal cielo, pronta da cannibalizzare con status su Facebook farciti di arcobaleni. Lo ha fatto subito la Cirinnà, ad esempio, che ha subito pubblicato la foto con didascalia “La vittoria più dolce. Le nostre azzurre, il nostro orgoglio 🌈❤️#LoveWins“. Parte la valanga di insulti del popolo dei social, a cui il social media manager della senatrice risponde nel consueto modo arrogante, arrivando a sostenere l'insostenibile spiegando che “Sappiamo che sono sorelle, resta un bellissimo gesto d'affetto, non trova?”, e l'arcobaleno allora che c'entra? “Solo chi vede un arcobaleno e gli vanno in blocco le sinapsi lo fraintende”, fino ad insultare direttamente i commentatori.

E sin qui diamo davanti ai soliti fascisti che si inventano una storia con cui inveire contro una minoranza. In fondo loro dicono che i numerosi stupri commessi dai loro militanti non vadano generalizzati mentre amano generalizzare opinioni personali com lo scopo di promuovere odio.

Ma dato che il fascista idolatra l'odio, l'articolo di Cristina Gauri torna a sfamare la loro dipendenza con nuovi insulti basate sulle loro pruriginose illazioni:

Ma il vero capolavoro lo mette in atto Saverio Tommasi, che prima posta la foto con didascalia “Viva l'Italia! 2 a zero! Ai quarti! Fuck bigotti!”, poi, vedendo la mala parata di insulti lo modifica non una, ma cinque volte, forse ignaro del fatto che il social di Zuckerberg consente ai propri utenti di visualizzare la cronologia delle modifiche apportate agli status.
Ed ecco qui la sequela di pezze peggiori del buco scritte dal Saverione nazionale pur di cercare di rimediare alla figuraccia, impietosamente registrate da Facebook:tommasi
Non pago dello sfondone, tira in ballo il “bigotto medio” (forse non rendendosi conto che il bigotto medio, che salta subito alle conclusioni, in questo caso è proprio lui), poi per rafforzare la sua tesi decide di chiamare in causa anche la “capitana nera” – non ce la vuoi mettere dentro una bella strumentalizzazione etnica già che ci sei?

Per il fondamentalosta Jacopo Coghe, un simile articolo andava condiviso perché a lui piace chi sostituisce le argomentazioni con l'odio.
Ed ovviamente CasaPound ha ritenuto di dover calpestare ogni etica nel propinare notizue basate su illazioni in cui viene negato il diritto di replica delle persone diffamate.
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