San Marino, il 71,47% dell popolazione chiede un divieto costituzionale all'omofobia



Nel corso del voto del 2 giugno, il popolo della Repubblica di San Marino ha confermato con il 71,46% di voti favorevoli la proposta di inserire il divieto di discriminazione per orientamento sessuale direttamente nella propria legge costituzionale. San Marino diventa così l'undicesimo stato al mondo a prevederlo insieme a Gran Bretagna, Svezia, Portogallo, Malta, Bolivia, Ecuador, Isole Fiji, Nuova Zelanda, Messico e Sudafrica.
Marco Tonti, presidente Arcigay Rimini, commenta: «Analizzando il risultato complessivo dei due quesiti referendari (uno era sulla legge elettorale) possiamo dire che è stato un grande successo di voto popolare e consapevole, infatti l'altro quesito avendo avuto meno voti favorevoli (il 60%) dimostra che elettori ed elettrici hanno votato esprimendo la chiara volontà di introdurre questa fondamentale evoluzione del diritto.
La via del referendum costituzionale era stata perseguita anni fa anche in Irlanda per garantire il matrimonio egualitario, anche in quel caso con una maggioranza schiacciante a favore.
Questo risultato, unito alle altre esperienze referendarie nel mondo sui diritti LGBT, con il suo eccezionale successo popolare dovrebbe essere un segnale e un monito anche fuori dai confini sammarinesi e soprattutto per l'Italia.
Come Arcigay Rimini, comitato di riferimento territoriale per San Marino, ci complimentiamo con la Repubblica per questo passo epocale di civiltà soprattutto pensando che a San Marino l'omosessualità è stata criminalizzata fino al 2004. Lo facciamo con l'orgoglio e la felicità di aver contribuito sostanzialmente a questa evoluzione prima collaborando alla legge sulle unioni civili – approvata specialmente grazie a Paolo Rondelli del comitato promotore e alla prima firmataria Valentina Rossi – e oggi avendo sostenuto con forza questo referendum risultato in un clamoroso successo».
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