Si registra la prima vittima dell'omofobia di Salvini: negata la carta d'identità alla figlia di due mamme



Per conquistare il voto dei fondamentalisti cattolici, Matteo Salvini ha cambiato la dicitura "genitore" in "madre" e "padre". A Venezia l'Anagrafe non sa come compilare il documento e il minore verrà lasciato senza carta d'identità, ossia privo di quei dati anagrafici indispensabili a ciascun individuo per rendersi «riconoscibile» anche di fronte allo Stato.
L'azione di persecuzione delle famiglie genitoriali richieste dal pregiudicato Gandolfini e dal suo uomo di fiducia in Senato (l'onorevole Simone Pillon) pare prodursi in atti che danneggiano i bambini come ritorsione contro quelle famiglie che il ministro leghista Lorenzo Fontana dice di non voler riconoscere.

La vittima della discriminazione leghista ha sei anni. È stata adottata dalle sue due madri dopo una lunga battaglia legale e la sua vicenda finì nelle pagine di cronaca per la postilla aggiunta dal giudice in cui si raccomandava ai genitori l'obbligo di garantirle «l’opportunità di relazionarsi con persone a orientamento non omosessuale».
Ma quella non era che la prima discriminazione. Nuovamente vittima dei distinguo promossi dal fondamentalismo organizzato, la piccola verrà privata della sua identità in quanto non conforme al volere di Pillon, ossia dell'uomo che la Lega ha piazzato a capo della commissione infanzia.
«Mi chiedo come lo Stato possa mettere in una simile condizioni di disparità dei bambini rispetto ai loro coetanei - conclude la madre biologica di Anna – perché è evidente che un simile documento potrebbe risultare sospetto, se non addirittura irregolare, e metterli in difficoltà. Il decreto Salvini discrimina mia figlia ma anche la mia compagna, che ovviamente non ha alcuna intenzione di apparire nella carta d’identità della nostra bambina sotto la voce “padre”. Spero solo che si esca al più presto da questo vicolo cieco».
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