Bufale leghiste. Ora Salvini si mette pure a rilanciare fake-news contro le Ong


Mentre l'ambasciatore ucraino parla di rapporti a rischio con l'Italia dopo che il Matteo Salvini se n'è uscito raccontando che alcuni loro cittadini volessero ucciderlo (anche se la Procura e la Digos hanno smentito categoricamente la sua fantasiosa teoria), il ministro si è messo a rilanciare alcune fake-news che sostiene legittimerebbero la sua avversione contro chi salva vite umane sgradite al suo elettorato:


Incurante del suo ruolo istituzionale, è atteggiandosi come un bulletto al bar che il leghista ricorre pure ad un patetico “Pazzesco, fai girare!” come antefatto della sua sparata. Ed ancor più squallido è come il leghista citi come "autorevole" fonte delle sue illazioni un servizio montato ad arte dal programma propagandistico "Quarta Repubblica" di Michele Porro, incurante di come quel servizio non dimostri assolutamente nulla.
E se solo gli italiani avessero un briciolo di memoria, qualcuno potrebbe anche domandarsi perché mai Salvini si appigli a quel servizio se alcuni giorni fa ne andò in televisione a dichiarerei che lui era in possesso di prove che avrebbero dimostrato fantomatici legami tra Ong e scafisti? Se non avesse mentito agli italiani, perché mai non avrebbe reso pubblico ciò che sostiene di avere e cerca giustificazioni attraverso ad un servizio di scarso valore giornalistico che probabilmente non ha neppure guardato?

Il ministro sostiene che il filmato proverebbe il rapporto tra ong e trafficanti perché «uno scafista svela il suo rapporto con le navi delle ong, tra cui quella di Carola [Rackete]». Ma, oltre a chiamare per nome la capitana come mezzo per ostentare la sua mancanza di rispetto verso le donne, Salvini si premura pure di lanciare accuse contro navi che neppure vengono citate nel servizio in questione.
E forse bisognerebbe avere molta paura nel pensare che la sicurezza degli italiani sia nelle mani di un ministro che prende per buona una telefonata ad un presunto trafficante effettuata da un collaboratore della trasmissione. Davanti alla richiesta di rassicurazioni prima dell'acquisto di un biglietto per la traversata, il presunto scafista avrebbe cercato di tranquillizzare il possibile acquirente sostenendo che loro comunichino alle Ong dove recuperare i naufraghi. E come presunta "prova" avrebbe inviato uno screenshot in cui era indicato la posizione delle navi umanitarie.
Peccato che la posizione di quelle navi sia pubbliche e che chiunque possa consultarla su Internet e non pare avere alcun valore documentale il fatto che un presunto trafficante voglia rassicurare dei potenziali acquirenti raccontando ciò che l'interlocutore vuole sentirsi dire.
E se il servizio di "Quarta repubblica" si conclude con una frase in cui si sostiene la possibilità che possano esserci rapporti diretti tra ong e scafisti, non si capisce perché i dati statistici mostrino che non esistano correlazioni tra le partenze di migranti dalla Libia e la presenza di navi Ong.
Incongruente sono anche le immagini in cui la trasmissione di Porro mostra che il presunto trafficante seguirebbe le attività delle Ong su Facebook. Ma perché dovrebbe seguirle e creare possibili legami se si telefonassero direttamente come sostengono loro?

Salvini pare non aver pestato attenzione anche al passaggio in il servizio sostiene che «i trafficanti lavorano con la polizia libica, a cui danno dei soldi per non fermare le barche in mare». Una teoria che smentirebbe l'opportunità di continuare a versare ingenti quantitativi di denaro dei contribuenti italiani nelle tasche della Libia per servizi che non vengono svolti dalla loro polizia.
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