Daniela Noli, l'assessora pedagogista della destra che mette alla gogna i partecipanti ai Pride e giura che alcuni scelgano di essere gay



«L'omosessualità, a volte è una scelta, altre volte no». È quanto scrive Daniela Noli, pedagogista e vicepresidente dell'Associazione Nazionale Pedagogisti Italiani, ex presidente dell’Ersu e assessora di centrodestra di Cagliari e Quartu.
Se quella frase appare giù emblematica di un problema, surreale è come tutto ciò sia stato scritto in un post pubblico che ha visto la pedagogista scagliarsi contro un manifestante del Sardegna Pride attraverso insulti  e giudizi di condanna:

È questo il modo per chiedere pari diritti? Le scelte sessuali, son questioni private; la sessualità ostentata, i travestimenti carnevaleschi mostrano a mio avviso l’assenza di rispetto per se stessi e per gli altri, rischiando di ridicolizzare battaglie importanti. Non capisco, perdonatemi, sono limitata.

La Noli ha pubblicato l’immagine del manifestante reso vittima del suo hatespeech, oscurando il volto ma lasciando ben visibile il nome sulla fascia. Ed ovviamente tutti i suoi giudizi paiono basarsi su dei pregiudizi dato che la donna non ha partecipato alla parata e si permette di psicoanalizzare i partecipanti senza manco sapere chi sono, cosa facciano nella loro loro vita o perché abbiano deciso di vestirsi così.
«Una persona che non mi conosce minimamente e che farebbe meglio a tacere sul mio conto dato che non sa quale ruolo io ricopra nella società e non sa del mio continuo impegno sociale», spiega la vittima, lamentando come la Noli abbia ritenuto di poter «esprimere dei giudizi senza fondamenti»dopo aver preso senza autorizzazione una fotografia da una gallery di Facebook.

Gianluigi Piras, consigliere dell'ente  regionale per il diritto allo studio, commenta: «Provo sconcerto che questa donna possa aver presieduto un ente regionale per il diritto allo studio. E sono sconcertato che si qualifichi professionalmente come pedagogista. Avrebbe definito pure l’ omosessualità come ‘una scelta’. Cara Daniela Noli, si può scegliere di essere ignoranti, non di essere omosessuali. E dovrebbe studiare per capire che il Pride rappresenta attraverso dei simboli gioiosi (i carri e le drag queen e i travestimenti) una giornata drammatica come i moti di Stonewall»
Inoltre il consigliere d’amministrazione dell’Ersu ha manifestato la sua «solidarietà a questo studente universitario, persona peraltro preparata, seria e impegnata socialmente». Poi, rivolgendosi alla Noli, ha aggiunto: «Dovrebbero toglierle l’idoneità, sempre che l’abbia mai esercitata, per la professione di pedagogista. Abbia la capacità di riflettere e di chiedere scusa».

Dal canto suo, la Noli ha deciso di ricorrere al vittimismo, sostenendo che la persona da lei pubblicamente insultata su un profilo pubblico non avrebbe dovuto osare ripubblicare il suo post dato che qualcuno l'ha criticata. Dica anche che il giovane avrebbe dovuto «dialogare» con lei per renderle conto della sua vita, anche se non ci capisce bene con quale diritto lo chieda. Ma forse dovrebbe la signora accendere un cero se non è stata ancora licenziata dato che simili esternazioni e simili pregiudizi paiono incompatibili con la sua professione. Magari verrà elevata ad santa eroina dell'omofobia applicata da Simone Pillon o da Toni Brandi, ma c'è da temere riguardo cosa potrebbe accedere ad un bambino gay che dovesse essere esposto ai suoi pregiudizi e ai suoi preconcetti.
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