L'Italia del califfato leghista



Dopo le manette di Cesare Battisti e le fotografie segnaletiche di Carola Rackete diffuse illegalmente, ora arrivano pure le immagini di un imputato bendato ed ammanettato per il sadico piacere dei leghisti e dei neofascisti.
Nell'Italia leghista, sembra che la sistematica violazione delle leggi italiane (le quale vietano di mostrare imputati privati della loro libertà personale) sia una costante della loro propaganda, tanto loro possono delinquere quanto vogliono e non gli capita mai nulla. Peccato che la loro perversa propaganda non sia altro che un'involuzione delle pubbliche fustigazioni praticate nei Paesi che loro sostengono di odiare, incuranti di come la loro politica sia quanto di più simile all'Isis esista in Occidente.

Nell'Italia di Salvini, chi salva vite umane è «una zecca». Chi dissente è «un sinistronzo». Chi crede alla giustizia sociale è «un buonista». Il salvataggio in mare viene criminalizzato. La diversità viene tenuta lontana attraverso alte mura costruite da Fedriga. Si trangugia Nutella, si collezionano fidanzatine adolescenti e si fattura sull'odio, osannati da quei perdenti che sperano di sopperire alla mediocrità delle loro vite grazie a chi gli promette che gli altri verranno trattati peggio di loro e che magari si potrà anche sperare di mettersi in tasca una qualche briciola di chi si ingrassa dal commercio dell'odio e dalla depravazione morale.
Lui vuole imporre come si debba nascdre, chi si possa sposare, con quanta sofferenza si debba morire e cosa si debba pensare. Lo fa baciando rosari e icone sacre, esattamente come quei terroristi che tirano in ballo Dio prima di una strage.

È davvero questo che gli italiani vogliono? Ed è davvero questo il modo in cui vogliamo permettere a quei bulli di saccheggiare secoli di cultura e di tradizioni?

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Nella foto: a sinistra l'Italia si Salvini, a destra la Siria dell'Isis.
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