Provita Onlus all'attacco di Miley Cyrus: la accusano di «blafemia» e pure di «femminismo»



L'organizzazione di promozione omotransofobica gestita da Jacopo Coghe e da Toni Brandi ama sostenere che l'omofobia non esista e che una fantomatica «lobby gay» lancerebbe «accuse di omofobia» contro quei poveri omofobi che «la pensano diversamente» da loro.
Se non è chiaro cosa si possa intendere con il sostenere che la si possa pensare «diversamente» sull'esistenza e sulla pari dignità di un gruppo sociale, pare abbastanza ipocrita che questi due soggetti siano gli stessi che lanciano accuse di «blasfemia» contro chiunque osi pensarla diversamente da loro. Ma forse è la normalità, dato che nessuno dice loro con chi possono sposarsi mentre loro sostengono che un fantomatico «pensiero unico» gli impedirebbe di poter vietare agli altri di poter essere liberi nel fare altrettanto.

L'ultima ipocrisia dell'organizzazione è un articolo intitolato "Miley Cyrus sempre più in basso tra femminismo, abortismo e blasfemia".
Se l'accusa di «blasfemia» è un loro classico nonostante il loro operato sembri l'antitesi del cristianesimo, interessante è come i due fondamentalisti sostengano che anche il «femminismo» debba essere ritenuto un'inulto dato che la loro lobby è molto chiaro sul fatto che esigono donne che siano costrette alla totale sottomissione al maschio. Non meno significativo è come aggiungano il suffisso -ismo all'interruzione di gravidanza volontaria al fine si sostenere che la si dovrebbe ritenere un'ideologia.

Citando come "autorevole fonte" la guru del sovranismo salviniano, scrivono:

Come affermava la giornalista e saggista Maria Giovanna Maglie nel suo intervento al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, l’aborto è divenuto negli ultimi tempi un vero e proprio «culto laico». Ed è proprio ciò che viene da pensare di fronte alle ultime performances di Miley Cyrus.
La cantante, che non molto tempo fa si era fatta fotografare nell’atto di mangiare una torta con su scritto “Abortion is healthcare” (“L’aborto è assistenza sanitaria”), ha recentemente realizzato un video in cui canta un brano a sostegno dell’aborto, Mother’s Daughter. Ce ne parla un articolo di Life News. Motivi ricorrenti del video sono il sangue e la sessualità sfrenata, mentre nel testo si trovano espressioni come «La verginità è una costruzione sociale», o «Ogni donna è una sommossa», o «Hallelujah, sono un mostro, sono un mostro, Hallelujah!»: insomma, ideologia femminista a tutto spiano, immagini non adatte a un pubblico di minori, dai quali la cantante è molto seguita, e, perché no, anche un pizzico di blasfemia.
Infatti, nel video è ripresa anche una donna coronata da rose d’oro mentre allatta un bimbo, con una posa facilmente riconducibile a quella classica con cui viene raffigurata la Vergine Maria che tiene in braccio il Figlio.

Ec erto, volevate non tirassero in ballo quei bambini che sono soliti abusare per sostenere ogni più becera amenità possa danneggiare il loro futuro? E se pare vergognoso si vogliano estrapolare pezzi di frase per creare odio contro un brano, evidente è l'intento ideologico di chi non tollera che una donna possa dirsi favorevole alla libertà di scelta delle altre donne.
E se Brandi dice di vedere la madonna ovunque e di non sentirsi offeso solo quando è il suo Salvini a nominarla mentre promette sistematiche discriminazioni contro le persone di colore, curioso è come l'unica fonte del loro delirio è quel sito evangelico che si pone come coordinamento internazionale dell'integralismo organizzato.

Non manca poi lo spergiurare la veridicità di accuse create dai fondamentalisti e giù smentite, con l'organizzazione che incalza:

Il tutto sembra essere riconducibile alla continuazione di una collaborazione di Miley Cyrus con Planned Parenthood, la più grande azienda fornitrice di aborti, nota anche per il traffico dei tessuti dei bambini abortiti, per la quale la cantante avrebbe venduto all’inizio di giugno delle magliette, il cui ricavato sarebbe servito a finanziare le attività dell’azienda.

Chiude un delirante sproloquio in cui l'organizzazione dice che loro hanno ragione perché loro sarebbero i detentori della verità sull'interruzione di gravidanza, con due uomini che dicono di sapere bene che la donna vuole che gli uomini impongano loro di non poter scegliere. Sarà, ma l'impressione è che a loro non freghi nulla né delle donne né della vita dato che la totalità delle loro pretese mira a vietare di poter compiere scelte a loro sgradite: Brandi e Coghe pretendono di imporre come si debba nascere, chi si debba amare, come le donne debbano disporre del proprio utero e come si debba morire.
Non è impedendo che le assicurazioni sanitarie coprano i costi che si tutela la donna, casomai la si costringerà ad abortire a rischio della sua vita attraverso pratiche illegali.

Preoccupante è anche il fanatismo religioso che emerge dai commenti che i proseliti di Jacopo Coghe e di Toni Brandi hanno lasciato sulla loro pagina, dato che pare surreale che nel 2029 possa esserci chi è capace di scrivere frasi come questa:

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