Radio Spada invocano il leghista Fontana per chiedere leggi che impongano la loro presunta "morale"

Piergiorgio Seveso, presidente di Radio Spada

Per quanto i fondamentalisti sedicenti "cattolici" amino trincerarsi dietro ad una presunta "libertà di opinione" che dicono dovrebbe legittimare il loro odio contro il prossimo, ogni loro gesto pare tradire la loro propaganda.
La realtà è che nessuno gli vieta di ritenere che Dio voglia vederli sposare una persona del sesso opposto ma, nonostante loro siano liberi di poter decidere con chi contrarre matrimonio, loro esigono che la legge vieti agli altri pari libertà di scelta. A loro non basta poter decidere di non accedere all'eutanasia, loro pretendono che gli altri siano obbligati per legge a soffrire contro il loro volere solo perché loro vogliono imporgli le loro scelte. Questa non è libertà, è dittatura!

L'ennesimo esempio del modus operandi delle lobby integraliste ci giunge da una scomposta isteria manifestata dai camerata di Edizioni Radio Spada davanti ad uno stato che non escluderà dai bonus previsti per le attività commerciali i sex-shop. E non è facile comprende perché mai un'attività legale dovrebbe essere discriminata solamente perché a loro non gradita... almeno a parole, dato che le statistiche ci indicano che l'uso di pornografia è molto più ampia laddove è maggiore la repressione sessuale derivante da un credo religioso (al punto che fra i mormoni gli accessi a Porn Hub superano di gran lunga quelli registrati tra abitanti di New York). Comunque sia, loro la teoria è che i sedicenti "cattolici" dovrebbero porsi come censori della libertà altrui allo lo scopo di imporre le loro regole anche a chi la pensa diversamente. Il tutto in barba a quel Gesù che invitava e non obbligava a seguirlo o a quel Dio che si sarebbe potuto risparmiare il libero arbitrio se avesse voluto imporre un pensiero unico... ma forse tutto ciò non è chiaro a quei "cattolici" che usano la religione come strumento di dominio, di discriminazione e di repressione.

Il loro pensiero viene spiegato in articolo intitolato "Il Governo riapre i sexy shop: e i cattolici, muti" in cui scrivono:

Il Governo si adopera per la riapertura dei sexy shop. E’ quanto riporta il Sole 24 Ore in un recentissimo articolo in cui dà notizia dell’estensione anche a questi negozi dei bonus fiscali per il ripristino di attività commerciali chiuse da più di sei mesi nei centri con meno di ventimila abitanti.
Va detto che in origine il DL “Crescita” escludeva dai bonus le attività di slot e scommesse, i “Compro Oro” e, appunto i negozi di articoli porno per adulti ma, dinanzi alla contrazione del settore che pare inarrestabile, il Governo ha ritenuto di concedere le agevolazioni fiscali anche ai sexy shop.

Se sinceramente appare azzardato il loro sostenere che il governo «si adopera per la riapertura dei sexy shop» quando in realtà ci si è limitato non escludersi immotivatamente, surreale quel loro finto perbenismo che li porta a sostenere che si dovrebbe finanziare un tabaccaio che vende quelle sigarette che causano 83mila decessi all'anno per poi escludere chi vende oggetti che non risultano aver mai causato problemi di salute specifici alla popolazione.

L'articolo passa così a ostentare il falso perbenismo e la presunta "morale" dei radiospadati:

E’ inutile aggiungere che si tratta di attività commerciali che concorrono al male e alla perversione, per giunta offendendo l’atto unitivo e riducendolo a un piacere istintivo e bestiale da consumare usa e getta o per noia; ogni politico realmente dalla parte della famiglia dovrebbe impegnarsi seriamente per limitarne o vietarne quanto più possibile la pratica. E anche sul fronte economico, l’agevolazione a tali negozi non è certo in grado di aumentare significativamente il PIL, a fronte dell’effetto gravissimo sulla morale pubblica, privata e personale. Di fatto, purtroppo, questi commerci sono trattati alla stregua di un negozio di alimentari o di una barberia, di un ferramenta o di una qualunque altra piccola attività, facendo della dignità della persona una merce come un’altra: il concetto di base è il medesimo che regge la legalizzazione della prostituzione, uno dei pochi temi sui quali Lega e 5Stelle paiono essere d’accordo.

Emerge così la volontà di imporre la loro visione della sessualità, chiedendo che si vieti per legge qualunque libertà personale. E se il citare a casaccio la "famiglia" pare ormai una moda del fondamentalismo organizzato, molto opinabile è che si voglia sostenere che l'oggettistica venduta nei sex-shop sarebbe contraria alla «dignità della persona» nonostante possa essere una ben più etica alternativa a quei padri di famiglia che vanno a prostitute mentre i figli sono a casa con mamma. E se poi a parlare di «dignità della persona» è quel gruppo che umilia sé stesso e la morale pubblica attraverso l'organizzazione di blasfeme preghiere contro i gay e di carnevalate che abusano di simboli religiosi a fini di promozione dell'odio, siamo davvero alla frutta.

Non meno importante è osservare la frase di chiusura, nella quale il gruppo integralista si appella al ministro leghista Fontana quale interlocutore privilegiato degli integralisti:

Chiediamo ai componenti cattolici di questo Governo e del Parlamento, in primis al Ministro Fontana: nulla da dire? Va bene così?

Ammesso non si voglia introdurre una sorta di sharia, ai politici deve necessariamente andare bene così dato che non esiste alcun motivo possa legittimarli a vietare le libertà personali dei cittadini solo perché un gruppo di estrema destra vorrebbe imporre il suo pensiero.

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Nella foto: Piergiorgio Seveso, presidente di Radio Spada.
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