Salvini insiste nel definire «criminale» una donna già assolta. Cathy La Torre annuncia una querela



Sono ormai ore che il ministro leghista Matteo Salvini sbraita come un indemoniato contro le leggi italiane che impediscono la criminalizzazione di chi salva vite umane, promettendo che lui punirà la magistratura per non aver obbedito ai suoi ordini. Dice che riformerà la giustizia e che rivedrà le modalità di assunzione dei giudici, sconfinando sino ad offese personali ricolte verso una magistrata che accusa di essersi ubriacata in compagnia della comandante della SeaWatch.
Sostiene anche che un giudice dovrebbe candidarsi in politica se vuole opporsi al volere di un ministro, forse dimenticandosi che esiste la separazione dei poteri e che lui dovrebbe quantomeno laurearsi se vuole mettersi a giocare a fare il giudice.
Resta il fatto che i fatti sono facilmente appurabili: Carola Rackete ha «agito nell’adempimento di un dovere» e «la scelta del porto di Lampedusa non è stata strumentale: i porti di Libia e Tunisia non erano sicuri». Il Viminale non aveva infatti offerto loro alcuna alternativa. Così ha deciso il tribunale italiano in nome delle leggi italiane e del popolo sovrano.

Eppure il ministro pare irremovibile nel suo odio e continua a definire «criminale» una donna già assolta dalla giustizia. E se anche qui andrebbe ricordato che la Rackete non è fuggita alle sue responsabilità come quel leghista che ha chiesto alla casta di concedergli un'impunità che lo sottraesse alla legge, i fatti ci mostrano un ministro che lancia accuse verso una persona innocente. È questo il motivo per cui Cathy La Torre annuncia una querela:

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