Savoini teneva fotografie di Hitler sulla sua scrivania nella redazione de La Padania



«C'era una presenza iconografica anomala, senza dubbio inquietante... Se la riconduci a goliardia può anche andar bene, ma a quel punto te le tieni nella tua cameretta, non in una redazione politica». È quanto dichiara ad Adnkronos Stefania Piazzo, ex direttrice del quotidiano La Padania che ha chiuso i battenti nel 2014.
Il riferimento è alla scrivania di Luca Savoini, il leghista che avrebbe trattato la svendita dell'Italia a Mosca in cambio di 65 milioni di dollari da versare illegalmente nelle casse della Lega. E quella "iconografia sopra le righe" sarebbero foto di Hitler che il leghista teneva sulla sua scrivania insieme ad uno scatto di una tomba di un ufficiale tedesco decorato con la croce di guerra e al fianco la parola 'onore' vergata a mano, i simboli della 'leben-rune' della 'toten-rune', le rune della protezione e della morte usate per le tombe delle SS nel terzo Reich, lo stemma della Gestapo, l'immagine in divisa dell'ex aderente alle SS italiane Pio Filippani Ronconi.
Il tutto senza che quel materiale desse fastidio ai redattori leghisti e senza che nessuno sollevasse il problema nel corso di una qualche assemblea di redazione. Il tutto perché dicono che Savoini avesse «una marcia in più che gli derivava dai suoi agganci».
Sembra surreale che Salvini non lo sapesse dato che all'epoca lavorava per quel giornale nonostante il direttore avrebbe voluto licenziarlo dato che segnava presenze anche quando non si presentava al lavoro.
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