Bibbiano? Per l'Inkiesta è una propaganda «non dissimile da quella messa in atto in Germania negli anni ’30»



Anche l'Inkiesta si è occupata dello sciacallaggio di Bibbiano da parte delle destre, osservando come si tratti di «una storia in cui, ancora una volta, dei fatti e delle vittime non importa a nessuno, perché se davvero a qualcuno importasse, vista la gravità e la delicatezza del caso, ci si limiterebbe alla cronaca giudiziaria, come accaduto, per esempio, in altri casi ugualmente scabrosi con al centro i minori, per esempio quello di Rignano Flaminio».

L'articolo di Francesco Francio Mazza non omette di constatare come i fini di chi sta usando quei bambini siano molto diversi da quelli che le lobby integraliste dichiarano:

Invece, la narrazione su Bibbiano, esulando dal contesto, diventa una summa di tutte le battaglie politiche e culturali delle forze populiste e sovraniste che negli ultimi anni siamo stati abituati a sentire. Ci sono gli psicologi cattivi, ovvero “i professoroni”, che sottraggono i figli alla gente. Ci sono gli assistenti sociali di sinistra, nella terra di sinistra in cui tra poco si terranno elezioni regionali che promettono di essere storiche, in combutta con un sindaco di sinistra, che decidono di togliere i bambini alle famiglie naturali che tra l’altro sono pure per la maggior parte povere e risiedono nelle case popolari di periferia. Destra contro sinistra, insomma, poveri contro ricchi, professoroni studiati e per questo corrotti contro la gente brava e genuina, centro contro periferia. Ma c’è di più: il fatto che su Bibbiano si siano tuffati di pancia anche i movimenti e le associazioni che lo scorso marzo hanno dato vita al Congresso Mondiale delle Famiglie di Verona, dimostra chiaramente quale sia il vero bersaglio di tutta l’operazione: le famiglie arcobaleno, l’azzeramento dei diritti conquistati negli ultimi anni dal movimento Lgbtqi.

La riprova?

Il procedimento è identico a quello andato in scena due anni fa sulla violenza sessuale di Rimini, e consiste nel trasferimento della colpa dall’individuo al gruppo etnico, sociale o ideologico di cui quell’individuo fa parte. A Rimini non erano in causa i delinquenti autori del reato: sui manifesti “Difendila!” era stampata l’immagine di una generica persona di colore perchè in causa erano tutte le persone di colore. Allo stesso modo, su Bibbiano non si sta discutendo della responsabilità penale di un singolo individuo o di un gruppo di individui, ma si sta trasferendo la loro colpa (che dovrà essere provata da un Tribunale) su un’intera categoria di persone sulla base del portentoso argomento che “un assistente sociale era un’attivista LGBT”. In altre parole, si stanno incolpando le battaglie a favore dei diritti civili di essere il brodo culturale foriero dei fatti accaduti a Bibbiano, proprio come due anni fa si utilizzava la retorica sulle “risorse” per addebbitare alla sinistra i casi di stupro.
È evidente che quando si trasferisce la colpa di un singolo su un’intera categoria di persone si compie un’operazione culturalmente non dissimile da quella messa in atto in Germania negli anni ’30 prima della notte dei cristalli. Operazione a cui è difficilissimo opporsi, specie nell’era dei social, dato che ogni richiamo al garantismo, o anche solo al “fare giustizia”, viene stritolato da un fiume in piena di insulti e propaganda.



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