I postnazisti e la Lega



Sin dalla sua fondazione, la Lega ospiterebbe un nutrito gruppo di post-nazisti formatesi nell'entourage eversivo di Franco Freda (considerato l’ideologo della strage di piazza Fontana) e del suo discepolo Maurizio Murelli (il quale ha già 11 anni di carcere nel curriculum). È quanto ricostruisce il libro "I demoni di Salvini. I postnazisti e la Lega" del giornalista Claudio Gatti (autorevole firma de Il Sole 24 Ore).

Oltre ad una politica ispirata ad alcuni principi del nazismo, la Lega avrebbe avuto nessi col nazismo storico vero e proprio: il senatore Borgezio venne trovato con una divisa nazista in casa nel 1976, così come Gianluca Savoini teneva tranquillamente vari simboli hitleriani sulla sua scrivania all'interno della redazione del quotidiano leghista La Padania.
Gatti osserva come Salvini stia rilanciando la teoria della “sostituzione del popolo”: per cui l’etnia europea bianca e cristiana sarebbe minacciata da un complotto giudaico-massonico che la vuole sostituire con neri musulmani. Una teoria espressa in termini quasi identici a quelli del Mein Kampf di Hitler.
Sempre in terra leghista,  Savoini è diventato uno die maggiori promotori promotori della dottrina Dugin, un fondamentalista russo che teorizza il ritorno ad un impero euroasiatico che veda in Mosca la sua "Terza Roma". Amico di Maurizio Murelli e frequentatore della destra radicale, nel 1991 entra nella Lega e viene assunto nella redazione de La Padania. Qui stringerà uno stretto rapporto sia con Bossi sia con Salvini, all'epoca lì parcheggiato per volontà del senatur.
Quando Matteo Salvini diventa il segretario della Lega nel 2013, sceglie Savoini «non solo come portavoce ma anche come sherpa personale che apra la strada di Mosca. Insomma gli affida un ruolo centrale sia sul fronte interno sia su quello estero».

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Nella foto: Matteo Salvini con Aleksandr Dugin.
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