Polonia. Il partito promosso dai vescovi promette di «eliminare» i diritti dei gay



L'estrema destra polacca ha scelto l'omofobia come tema centrale della sua campagna elettorale. In un Paese in cui i partecipanti al primo Pride di Radomsko hanno dovuto marciare scorta della polizia mentre i nazifascisti cercavano di aggredirli (con tanto di pubblico plauso da parte senatore leghista Pillon), il leader del partito Prawo i Sprawiedliwość (PiS) è tornato ad inveire contro i diritti umani, sostenendo siano una pericolosa ideologia occidentale che minerebbe i «valori cattolici tradizionali» della Polonia. In altre parole, si è inventato un "nemico" contro cui indirizzare l'odio popolare, ricalcando quegli schemi populisti già usati da Salvini.
In riferimento al Pride, Jarosław Aleksander Kaczyński ha dichiarato: «Questo teatro itinerante è una dura offensiva che sta andando in scena in diverse città per provocare e poi piangere. Siamo noi a essere danneggiati da un tale teatro, che deve essere smascherato ed eliminato». Il fondamentalista ha così invocato leggi repressive per «regolare la questione», sostenendo di essere «grato» all'arcivescovo di Cracovia per aver sostenuto che la Polonia sarebbe stata infettata da una «epidemia lgbt».
In riferimento non è casuale, dato che la Chiesa Cattolica polacca è promotrice e sostenitrice dell'omofobia del suo partito, tant'è che i suoi comizi vengono persino trasmessi in diretta da Radio Maryja e da altri media sedicenti "cattolici". Il tutto con la collusione di vescovi che alimentano isterie di massa sostenendo che la tolleranza sia una «minaccia» alla famiglia tradizionale e che l'odio sia una «libertà» di chi vuole opprimere il prossimo.
La Polonia promossa dai vescovi è dunque quella che si è vista a Białystok, dove gli ultranazionalisti hanno aggredito e picchiato i partecipanti al Pride, tra lanci di pietre, bottiglie di urina e sterco.
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