Brandi e Coghe spergiurano che basterà vietare l'eutanasia e ogni malato smetterà magicamente di soffrire



Toni Brandi e Jacopo Coghe dirigono un'organizzazione lobbista che mira a vietare ogni forma di libertà personale. Dopo aver condotto campagne con cui chiedevano di poter imporre rigide regole sulla modalità con cui si possa nascere o su chi si possa amare, i due sono attualmente impegnati in una crociata volta ad impedire che i malati terminali possano decidere del proprio fine vita.
Oltre ad una patetica campagna di disinformazione con cui i due lobbisti dimostrano di ignorare persino la differenza fra eutanasia e suicidio assistito, sui social network li troviamo impegnati a promettere che basterà vietare l'eutanasia perché qualcuno scopra magicamente una qualche cura in grado di cancellare ogni dolore e ogni sofferenza. Così, per magia.
Fregandosene di come le attuali cure palliative non sottraggono i malati terminali ad atroci agonie, spesso condannandoli ad elemosinare morfina ed altri oppiacei sino a quando non moriranno soffocati dalla loro saliva o sino quando non saranno graziati da un attacco cardiaco, i due paiono voler puntare sulla paura per ingannare i propri adepti. Lo fanno inventandosi una falsa contrapposizione tra cure ed eutanasia, negando come quest'ultima sarebbe una libera scelta del malato qualora le cure non abbiano effetto:



Siamo davanti a farsi che peccano di evidente superficialità e malafede, arrivando sino a promettere la possibilità di poter morire «senza sofferenze» quasi come se gli attuali malati terminali venissero seviziati da medici sadici che li farebbero volutamente soffrire.
E non meno patetico è che cerchino di far leva sui soldi (un argomento molto caro ai loro seguaci) per sostenere che lo stato cercherà di imporre l'eutanasia per profitto, incuranti di come la verità è che quella scelta verrebbe compita dalla persona che sta soffrendo e non da un qualche integralista che per profitto cerca di impedire che i malati possano avere una morte dignitosa.
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