Non si dimette (e fa la vittima) il consigliere che invitava ad uccidere i gay



Si è presentato in aula brandendo un Vangelo, asserendo che lui e la sua famiglia sarebbero vittime. In realtà il comunale di Vercelli, Giuseppe Cannata, è semplicemente responsabile delle parole che gli sono costate un'imputazione reato di istigazione a delinquere.
Senza imposizione alcuna, aveva volontariamente scritto sulla dalla sua pagina Facebook che i gay la «feccia d’Italia» prima di concludere: «ammazzateli tutti ‘ste, lesbiche, gay e pedofili». Già, poteva forse mancare un accostamento alla pedofilia come prassi degli iscritti al partito di Giorgia Meloni?
Se mostrare un Vangelo per "giustificare" un incitamento al massacro ricorda quegli estremisti islamici contro cui questa gente ama inveire con generalizzazioni e strumentalizzazioni, la carnevalata è stata orchestrata per comunicare che lui non si dimetterà perché ha intenzione di continuare ad intestarsi uno stipendio pubblico.
Manco fosse un cinepanettone, Cannata ha anche cercato di usare i bimbi di Bibbiano attraverso il suo sostenere che si riferisse a loro. D'altra parte sono mesi che le destre abusano di quei minorenni e quindi perché non ci si dovrebbe accordare a slogan già rodati? Ed è così che ha sbraitato: «Tutti hanno capito male. Io ce l’avevo con i fatti di Bibbiano e Forteto. Erano i responsabili di quei fatti quelli da ammazzare».
Peccato che anche in questa versione non si capisca cosa c'entrerebbero i gay e con quale diritto invoca l'uccisione di qualcuno...
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