Secondo il Corriere, i gay sarebbero degli «hater» che odiano i poveri leghisti



Dopo Belpietro e Cascioli, pure il Corriere della Sera ha offerto visibilità a Umberto La Morgia, il sodomita leghista che dice di sentirsi discriminato perché quei cattivoni dei gay oserebbero contestare il suo cercare consensi e profitti personali proponendosi come il gay che giustifica e plaude all'omofobia del suo partito. Ed ovviamente lo fa piagnucolando, ricorrendo a quel vittimismo che tanto piace a quelle lobby omofobe che lui sponsorizza.
Se pare evidente che nessuno manco conoscerebbe il suo nome se lui non cercasse visibilità attraverso dichiarazioni surreali, c'è da provare preoccupazione nel vedere quotidiani nazionali disposti ad assecondarlo mentre dice frasi come: «Sono gay e leghista e mi sento discriminato dal movimento Lgbt». E pare pure che il Corriere condivida quelle frasi, arrivando al punto di scrivere:

Con l'annuncio della sua omosessualità è diventato per tutta Italia il «gay leghista» e una sua intervista al quotidiano «La Verità» dove attaccava il mondo delle associazioni Lgbt, ha alimentato critiche e polemiche social: preso di mira da pesanti insulti ai quali ha risposto presentando una denuncia alla Polizia postale (il 19 agosto, ndr), contro gli haters che gli si sono scagliati contro.

Il quotidiano dice che Cathy La Torre dovrebbe offrire supporto legale ai leghisti che si lamentano dei gay che contestano le sue parole, sostenendo che il povero leghista contrario ai diritti dei gay e al contrasto dell'omofobia sarebbe una vittima che lamenta: «È successo che ho ricevuto insulti anche da parte di chi dice di combattere l'omofobia. Cattiverie pesanti. Alle quali ho risposto denunciando e pubblicando sui social quando accadeva. Tutto questo perché io non ritengo di fare parte di alcuna “comunità Lgbt” e sono lontano da quella minoranza che invece sostiene di essere maggioranza. Non sento la necessità di ghettizzarmi dietro sigle. Come se le persone di colore fossero “la comunità dei neri”. E ho denunciato perché parafrasando qualcuno “Odiarmi vi costa”».

Davanti ad un intervistatore che pare credere ad una fantomatica «ideologia Lgbt», il leghista se ne esce dicendo:

Sì, perché tanti diritti dei quali parlano ci sono già e la recente legge contro l’omofobia dell’Emilia-Romagna serve solo a fare confusione. Non chiarisce cosa sia omofobia e cosa no. Ormai se difendi la famiglia tradizionale diventi omofobo, ma non è così. Faccio un esempio. Sia Bologna che Casalecchio sono affiliate alla cosiddetta Rete Ready, una rete di pubbliche amministrazioni contro le discriminazioni. Ma se si chiede il report delle attività svolte contro l’omofobia si scopre che vengono svolte tutte iniziative nell’ambito della omogenitorialità. Come i famosi moduli senza i termini padre e madre. O i libri per i bambini con due mamme, ecc...

Ed immancabile arriva anche l'autoproclamazione di essere maggioranza: «In Monica Cirinnà e il suo cartello “Dio, patria, famiglia. Che vita di m...” non mi riconosco e non si riconoscono tanti altri. La maggioranza, appunto. Ma si dà voce sempre ai soliti», dice il leghista.
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