Mario Adinolfi si inventa che i disabili sarebbero «aborti mancati» da «sopprimere», poi manifesta contro le sue aberranti teorie attribuendole ad altri



«Il PdF scende in piazza perché vogliamo vivere e la nostra avanguardia sono i disabili». È con queste parole che il fondamentalista Mario Adinolfi commenta la carnevalata organizzata dal suo partitino contro il riconoscimento del diritto costituzionale all'autodeterminazione dei malati sancito dalla Consulta.
La prima ovvietà e che non si capisce cosa mai dovrebbero centrare i disabili con il diritto dei malati a poter liberamente decidere della propria vita, ma spiegarci la truffa ideologica ideata dalla setta di Adinolfi è il loro dirigente Mirco Fanizzi: «Dietro l’eliminazione della sofferenza fisica attraverso la “dolce morte” del malato, si cela in verità altro. L’eutanasia è una richiesta che proviene dalle persone sane che vogliono disfarsi di un depresso, di un malato grave o in fase terminale, di chi non ha sostegno, di chi in questo mondo è lascito solo. Oggi ho ribadito a Cappato, che ci è venuto a trovare fuori dalla sede di Giurisprudenza, di dire la verità, i nostri amici disabili sono un costo e pertanto per molti la soluzione ideale è sopprimerli».
Nessuno ha mai parlato di sopprimere i disabili e la Corte ha espressamente parlato di scelte del diretto interessato. L'unico che pare voler fare i conti sul risparmio economico che deriverebbe dalla morte è proprio Adinolfi, così come lui pare l'ideologo della teoria per cui qualcuno dovrebbe voler uccidere un parente depresso quasi a sottolineare quel estranea e aberrante idea di "famiglia" abbia il divorziato che vuole vietare il divorzio.
Spergiurare una tesi così surreale per tentare di impedire che un malato terminale non venga costretto dover soffocare nella sua stessa saliva solo perché lui non vuole possa spegnersi permanentemente è un atto che  si commenta da sé, ma d'altra parte Adinolfi ama questo genere di congetture: dice che i gay non devono potersi spostarsi o potrebbero avere figli anche se lui non vuole, dice che i malati debbano soffrire o magari ci saranno altre leggi che lui esige siano vitate... insomma il suo "pretesto" per vietare il lecito è sostenere che magari arriverà qualcos'altro che non è in discussione e che lui si inventa per fare soldi.

A mostrarci dinnanzi a quale livello di fanatismo e di sovversione della realtà siano capaci i miliziani di Adinolfi è il messaggio di una loro attivista, la quale scrive:


Che ha detto? Difficile a dirsi... e non ce lo spiega neppure il video allegato, nel quale vediamo Marco Cappato che risponde educatamente alle loro provocazioni persino quando gli adinolfiniani si lanciano nel sostenere che le sentenze della Corte Suprema deriverebbero da come la TV avrebbe lasciato parlare l'imputato e non loro.
Credere che la Corte sia influenzata dalla televisione è una bestialità, ma forse non ci si può attendere nulla di buono a chi usa i disabili per profitto mentre mischia l'eutanasia con l'aborto...
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