Per 16 anni è stato abusato dal padre e dal patrigno, i servizi sociali lo salvano dalla "famiglia tradizionale" degli orrori



In una società in cui la setta di Massimo Gandolfini propone di eliminare ogni tutela pubblica ai minori in nome di come lui sostenga che un padre eterosessuale debba poterne disporre a proprio piacimento o quando Maurizio Belpietro pubblica gli articoli criminali di Silvana De Mari in cui si invitano i genitori a praticare violenze sui figli gay, forse non c'è da stupirsi che un ragazzo possa essere stato violentato sia dal padre naturale che dal patrigno. È accaduto a Busto Arsizio, in provincia di Varese (ossia la terra leghista in cui vive Gianfranco Amato).
Sin dall'età di 4 anni, Filippo e sua sorella venivano regolarmente violentati da dallo zio, il quale pagava al padre naturale ogni singola prestazione sessuale consumata con i suoi figli, spesso sconfinando nella più feroce violenza. Anche la nonna era al corrente dei fatti, ma non denunciò mai il figlio e non fece nulla per fermare quegli abusi.
Solo quando la madre trovò un nuovo compagno, questi scoprì tutto e denuncio l'orco. Ma il patrigno non era un padre così premuroso come voleva far credere: quando Filippo fece coming out a sedici anni, il nuovo compagno della madre iniziò a denigrarlo per il suo orientamento sessuale durante il giorno mentre lo violentava di notte.
Filippo si confidì con un'amica, la quale raccontò tutto alla madre per per recarsi insieme a lei dai carabinieri. È solo a quel punto Filippo viene tolto alla madre e dato in affido ai genitori di una sua amica mentre gli psicologi hanno confermato le violenze subite e la feroce omofobia del patrigno, capace persino di offenderlo per la sua sessualità durante gli interrogatori.
Stessimo a sentire Salvini o la De Mari, gli inquirenti non avrebbero mai dovuto salvare Filippo da una madre che l'ha lasciato violentare per 16 anni dato che loro sostengono che quello sia «rubare i bambini» a chi ne detereterrebbe la proprietà genetica. E se Salvini spera di trarre profitto personale dallo sciacallaggio dei bimbi di Bibbiano, il suo hastag #bambinistrappati lo espone ad essere dalla parte dei violentatori e non delle troppe vittime. E non va certo meglio con quel Pillon che voleva obblogare Filippo a frequentare la casa dell'uomo che lo vendeva allo zio solo per giustificare la sua omofobia attraverso leggi che sancissero quale doveva essere il sesso dei genitori.
Il tribunale di Como ha ora condannato il patrigno a 4 anni e sei mesi di reclusione ma, se dessimo ascolto ai populisti, forse non saremmo giunti neppure a quella condanna all'acqua di rose in nome di chi usa il concetto stereotipato di "famiglia" per cercare voti sulla pelle delle vittime, magari raccontando pure che non possano esserci problemi se c'è un uomo eterosessuale bianco che va a letto con una donna eterosessuale di pelle bianca in conformità alle direttive di Gandolfini.
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