Il bullo Salvini citofona a una famiglia tunisina: «Dicono che spacciate»


Matteo Salvini continua a proporre il suo violento bullismo. Tutto tronfio per aver illegalmente sequestrato esseri umani e dopo aver promesso impunità per gli evasori, l'assenteista padano è stato protagonista dell'ennesima carnevalata elettorale in sfregio alle leggi. Il bulletto padano ha chiamato a raccolta i giornalisti per citofonare a a una famiglia tunisina per dire: «Dicono che spacciate».
Dato che Salvini non e un giustiziere, se aver avuto informazioni in tal senso avrebbe dovuto informare la polizia, non certo calpestare le garanzie costituzionali dei cittadini per indicare alle sue bestie dove piazzare una bomba o quali bambine stuprare il suo nome. Pare infatti evidenze che la famiglia sia ora a rischio attentati dopo l'aggressione mediatica illegale del bulletto che si fa pagare la scorta pure quando fa giocare il figlioletto con i mezzi della polizia di stato. Ed è dunque chiaro che il padano crede di essere al di sopra della legge e che lui di vanta di delinquere contro i cittadini per ottenerne un profitto, magari sfruttando il dolore di una donna a cui è morto il figlio di overdose per mettere alla gogna un minorenne di origini straniere (tanto sara la signora a dover subire la denuncia per le sue illegalità). Chi lo vota ne è complice.

E c'è chi osserva:


Molto grave è anche come gli agenti di polizia presenti non abbiamo tutelato il minorenne minacciato dal bulletto padano neppure quando l'assenteista si è messo a sbraitate che lui pretendeva di poter entrare nelle case degli stranieri per controllare se le calunnie da lui rilasciate ai giornalisti fossero menzogne. Peccato che l'articolo 14 della Costituzione sancisca che “il domicilio è inviolabile. Non vi si possono eseguire ispezioni o perquisizioni o sequestri, se non nei casi e modi stabiliti dalla legge secondo le garanzie prescritte per la tutela della libertà personale”.
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