Dopo il delitto Lavorini del 1969, la stampa scopri l'esistenza dei gay e li demonizzò


Era il 31 gennaio 1969 quando venne ucciso Ermanno Lavorini, un bambino di appena dodici anni rapito per chiedere un riscatto. Il Secolo d'Italia lanciò una campagna d'odio volta a sostenere che i corruttori di giovani e i responsabili della morte del bambino fossero i socialisti. Ma dopo l'ondata di calunnie e accuse infondate, gli inquirenti scoprono che la responsabilità del rapimento e dell'uccisione del bambino è di un gruppo politico locale, il Fronte monarchico.
L'indagato Baldisseri dichiarò che Adolfo Meciani avrebbe ucciso Lavorini con un pugno perché aveva resistito alle sue avances sessuali. La dichiarazione, dimostratasi poi falsa, distrusse Meciani, commerciante viareggino, che fu anche oggetto di due tentativi di linciaggio pubblico. I giornali dell'epoca indagarono nella vita privata dell'uomo e scoprirono che, pur essendo sposato e padre di famiglia, era segretamente omosessuale, frequentava la pineta, intratteneva relazioni sessuali con giovani prostituti ed era anche stato ricattato da loro.
La stampa lo demonizzò al punto che il 24 maggio, senza aspettare che l'accusa cadesse da sola, Meciani si suiciderà impiccandosi con il suo lenzuolo in carcere.
Durante il processo i giovani cambiarono la loro versione dei fatti, affermando che Lavorini sarebbe stato ucciso accidentalmente durante una banale lite fra loro per la spartizione di bossoli di pistola "casualmente" trovati sulla spiaggia. Intanto un uomo era stato spinto al suicidio dai soliti integralisti solamente perché gay.

Mino Monicelli su L'espressodel 4 maggio 1969 afferma che fosse necessario «lavare via lo sporco» dalla città «impestata dall'incubo di quell'immondo imbroglio di omosessuali che si chiama 'caso' Lavorini». Descrivendo gli omosessuali che frequentano la Pineta di Viareggio, parlava di un antico capanno per la caccia asserendo:

Oggi il richiamo lo fanno gli omosessuali, che battono il sottobosco attorno al bocciodromo. È una zona frequentata da pervertiti di ogni sfumatura, appiedati e motorizzati: pederasti e procacciatori di ragazzi... tutta una variopinta fauna di satiri silvani.

Il 22 maggio 1969, il settimanale di destra "Il Borghese" scrisse:

Che l'uccisione di Ermanno Lavorini fosse maturata nell'ambiente degli omosessuali, Il Borghese, fu il primo a scriverlo a chiare lettere in data 20 marzo scorso [...] settimane e mesi di indagini [confermano una] topografia del vizio [ove] se hai voglia di conoscere gente che si diverte in modo un po' strano fai presto. [...] I 'ragazzi della pineta' di Viareggio, esattamente come i 'ragazzi di vita' di Pasolini, sono tutti figli del popolo e provengono tutti (almeno quelli portati alla ribalta delle cronache) da famiglie irregolari... È questo dunque il 'sano popolo lavoratore' che dovrebbe fare giustizia della società borghese?...la campagna comunista non è soltanto sfacciata: è patetica. È un messaggio d'amore a tutti gli omosessuali d'Italia.

Su "Extra", un settimanale scandalistico, si keggeva

Il delitto Lavorini è nato nell'ambiente sessualmente bacato della Viareggio dei gradassi.

Su "Epoca" del 6 giugno 1969, tal Domenico Bartoli scrisse:

Non si tratta, dunque, di perseguitare gli omosessuali, ma di impedire che il loro vizio, tollerato quando è circoscritto, diventi oggetto di imitazione e quindi di ammirazione... dalle piazze, dai viali, dai caffè, dai giornali immorali, dai film indecenti, non deve più venire, ad ogni momento, lo stimolo del vizio.
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