Salvini prosegue con i suoi rallentamenti: «Al civico 39 spacciano»


Salvini pare divertirsi un mondo nel mostrare quanto lui se ne freghi delle leggi, seguito da poliziotti che non intervengono neppure quando lui citofonare a dei liberi cittadini, li calunnia pubblicamente e pretende di poter entrare nelle loro case nonostante la Costituzione glielo vieti. Evidentemente eccitato dal clamore suscitato dalle sue carnevalate e dal suo porsi come lo sceriffo padano che tace davanti alla camorra ma fa il bulletto con i minorenni, il leader della Lega ha aizzato le sue bestie contro un negozio in cui lui sostiene si spacci.
Lo ha fatto anche questa volta durante una di quelle sue dirette Facebook, chiedendo ad alcuni suoi proseliti se potevano indicargli in qualche negozio da poter diffamare per cercare un profitto personale. Ed è così che il padano ha annunciato: «Al civico 38 spacciano, non serve citofonare, l’hanno già chiuso. Ogni volta che posso dare una mano a mamme e persone che denunciano queste cose, io la do». Non è chiaro in che modo dia una mano alle mamme mentre toglie i negozi legali per alimentare i business della malavita, crea clandestinità per fornire mano d'opera alle mafie e ruba 49 milioni alle famiglie.
Il capo della Polizia, Franco Gabrielli, ha criticato le carnevalate dell'assenteista padano, spiegando come l'imbonitore stia «Stigmatizzo sia quelli che fanno giustizia porta a porta, sia quelli che accusano la Polizia in maniera indiscriminata».
E dato che ormai Salvini dice cose a caso pur di strizzare l'occhio ai suprematisti bianche e ai neonazisti, va sottolineato che il suo "negozio dei nigeriani" è in realtà di un proprietario italiano. Insomma, per lui il figlio di un'italiana è "tunisimo" e il negozio di un italiano è "nigeriano" solo perché il padano vuole veicolare il messaggio per cui gli stranieri sarebbero tutti dei delinquenti.
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