Provita da vomito: difende l'avvocatessa omofoba diffamando la sua vittima


L'organizzazione omotransfobica di Jacopo Coghe e Toni Brandi denunciò per corruzione di minore i professori di un liceo romano che osarono proporre fra i suggerimenti di lettura per le vacanze un pluripremiato libro per adolescenti in cui c'era una breve descrizione di rapporto sessuale fra due ragazzi. Denunciarono anche i professori di un istituto tecnico di Castelnovo ne' Monti perché colpevoli di aver tenuto una lezione sulle precauzioni da assumere per prevenire l'hiv. Ora gridano "alla dittatura" perché c'è chi contesta un'avvocatessa di Mantova che va in giro a dire che va in giro a dire che i gay sarebbero dei malati psichici che vanno tenuti lontano dai bambini perché contagiosi. Ma è nella loro retorica populista di Provita Onlus che il caso diventa questo:


Sostenere che l'omofoba voglia "difendere" i bambini pare voler rilanciare le sue teorie pur di attaccare il ddl Zan nonostante sia la società civile a chiedere provvedimenti:


L'articolo pare ancor più surreale nell'affermare:

Mentre il dibattito sul ddl omotransfobia è ormai entrato nel vivo, già si prospettano dei casi giudiziari clamorosi. Quanto è accaduto recentemente a Mantova ha dell'incredibile e, indipendentemente dagli esiti che avrà, è la dimostrazione di quanto, anche a ddl non ancora approvato, sia già molto difficile una discussione franca e priva di manipolazioni sull'argomento. Una discussione che, in particolare, metta al centro i diritti più importanti e, al tempo stesso, più calpestati: i diritti dei bambini.

Si passa così a dire che la povera omofoba sarebbe stata minacciata da quel gay che lei voleva fosse licenziato:

Prima di bloccare il profilo del suo aggressore, la signora S. si informa sull'identità dell'utente: trattasi di un uomo che si dichiara “educatore” e pubblica sul suo profilo foto di effusioni piuttosto esplicite con il proprio compagno. Emerge poi anche un suo canale YouTube, in cui il sedicente educatore offre consigli ai ragazzini. L'utente, tuttavia, non avrebbe alcun titolo per svolgere ruoli d'insegnamento o pedagogici, avendo soltanto il diploma all'istituto alberghiero.

A dirlo e quel tale che si autoproclama esperto di "famiglia" mettendo a curriculum il numero di volte in cui ha ingravidato la moglie. Peccato che un adulto che fa bullismo contro un ragazzo non meriti commenti.

L'odio prosegue con nuovi insulti e dichiarazioni che puzzano di reato di diffamazione. Inveito anche contro l'Ordine degli avvocati,scrivono che avrebbe ragiona l'omofoba perché si e fatta ingravidare e l'altro è gay:

C'è quindi un drappello di persone che vuole a tutti i costi mettere a tacere una madre di famiglia e un avvocato che si batte per i diritti dei bambini, peraltro legittimata a farlo per i suoi titoli, per il suo stile di vita e per quanto ottenuto nelle varie cause legali da lei seguite. Dall'altra parte troviamo un attivista lgbt che, con tutta probabilità millanta un titolo di educatore che non gli appartiene, pur essendogli attribuito da alcune testate locali cui si è rivolto, così identificandosi.

A quel punto, quelli per cui l'odio sarebbe "libertà di pensiero" dicono di aver denunciato ogni pensiero fosse loro sgradito:

«Abbiamo presentato diffide a questi giornali – spiega ancora l'avvocatessa che assiste la donna – e nessuno ci ha dato né conferma, né smentita. Abbiamo diffidato anche un'associazione la cui presidente si è spacciata per avvocato dell'utente in questione ma che, in base alle ricerche che abbiamo fatto, sarebbe una operatrice sociosanitaria. Ho scritto anche a un consigliere di maggioranza al Comune di Mantova, che ha appoggiato la manifestazione contro la mia assistita: sono tutte persone che stanno prendendo le difese di un “educatore” che, fino a prova contraria, millanta titoli che non ha. La questione qui, non è se un omosessuale possa fare l'educatore o no, ma se il signore in oggetto abbia o no i titoli per educare. A noi non risulta abbia questi titoli. Lui stesso e quanti lo stanno sostenendo rischiano accuse molto gravi: dal concorso nel reato di esercizio abusivo della professione, alla diffamazione, alle minacce al procurato allarme. Valuteremo come agire…».

Pare dunque evidente quale violenza e quale odio sia veicolato da quella setta.
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