Le "grandi battaglie" dei populisti: don Bianchi non vuole indossare la mascherina, Tuiach se ne frega delle distanze sociali

Tutto è questione di priorità e la priorità dei populisti è quella di andare in giro sbraitare che loro non vogliono fare la loro parte nel contrasto alla pandemia in virtù di come dicano che indossare una mascherina sia una fatica per loro insopportabile.
E se non serve molta intelligenza a capire che l'obbligo di indossare mascherine all'aperto senza per impedire che le persone che si incrociano per strada siano costrette a finire in terapia intensiva a casa del menefreghismo populista, il parroco leghista di Villamarina e Gatteo Mare non ha perso l'occasione per inneggiare al menefreghismo predicato dal suo Salvini annunciando i casi in cui lui si rifiuta di rispettare la legge:

Naturalmente vien da sé che se il prete fosse solo nessuno lo potrebbe multare, dato che l'eventualità che possa essere multato presuppone il fatto che non fosse solo dato che dovrebbe esserci quantomeno il vigile o il poliziotto che registra la contravvenzione. Ma tutto fa brodo quando si vuol propagandare disfattismo perché si vuol professare la propria fede nel padano che non indossa mai la mascherina mentre si fa selfie con soggetti a rischio o stringe le mani ai suoi sostenitori senza mantenere le distanze sociali.
Ed ovviamente anche il consigliere fascista Fabio Tuiach si propone come un uomo ossessionato dal suo rifiuto ad indossare la mascherine, pronto a sbraitare con chi dice l'ovvio, ossia che sarebbe meglio mantenere le distanze in casa dato che non può sapere chi abbiano incontrato i propri familiari in casa. Se, ad esempio, lui si contagiasse al porto, non è che il varcare la soglia di casa lasci fuori quel virus con cui potrebbe contagiare moglie e figli. Eppure è populisticamente che lui scrive:

Se poi aggiungiamo come a parlare di «dittatura sanitaria» siano quelli che vorrebbero il Duce, pare sempre più evidente che ormai siamo un popolo che sta andando verso il declino.