Provita Onlus dichiara guerra alle emoticons che non sono espressione dei pruriti sessuali di Jacopo Coghe


Jacopo Coghe e Troni Brandi risultano costantemente impegnati a frugare nelle mutande altrui, spesso impegnati a sbraitare come indemoniati che a loro non sta bene tutto ciò che non sia espressione dei loro pruriti sessuali e della loro ostentata passione per le penetrazioni vaginali. Capita così che i due fondamentalisti abbiano iniziato a schiumare di rabbia quando la Apple ha annunciato che fra le loro nuove emoticons verranno aggiunte anche icone volte a dare rappresentazione delle persone trangender.
E se una persona normale che non le ritenesse espressione di sé stesso si limiterebbe a non usarle, i due presidenti di Provita Onlus hanno preferito sostenere che debbano essere vietate perché loro non tollerano che altre persone possano usarle.

Dalle pagine del loro sito di propaganda, la loro Manuela Antonacci (già organizzatrice si manifestaziomni a sostegno di chi commetter reati in virtù dell'orientamento sessuale delle vittime) è stata capace di scrivere:

Evidentemente in una nuova ricca scelta di faccine, per la precisione 217. Accanto alle immagini di due nuovi cuori (uno fasciato l’altro circondato da fiamme) e a tre nuovi smiley, abbiamo la rappresentazione iconografica di tutto l'universo "love is love": dalle coppie gender neutral, alle donne barbute (per la precisione, accanto alla dicitura “uomini con barba” c’è anche la dicitura “donne con barba” e il non ben precisato “persone con barba”). Insomma il condensato dell’ideologia che attualmente si cerca di imporre in ogni occasione e, ormai, persino con le faccine degli smartphone, perché nessun segmento del reale dev’essere lasciato libero dall’influenza del gender diktat.
Ebbene sì, perché la convinzione che maschi e femmine non si nasca ma si diventi, deve accompagnarci in ogni momento della giornata e a ogni tocco della tastiera del nostro cellulare.

Insomma, dato che lei sostiene che a contare non sia l'identità ma il sesso di nascita, dice che lei percepisce come un "diktat" il fatto che alcune persone possano vivere la propria vita in una maniera diversa da quella che lei vorrebbe fosse imposta loro sulla base del suo proporsi come il modello su cui basate la condanna di chiunque non risulti una espressione delle sue voglie e dei suoi pruriti sessuali. Ed infatti la sua intera attività non presuppone alcuna rivendicazione per sé, ma solo la richiesta che agli altri sia imposta la sua volontà: vuole che glia altri sposino chi dice lei, vuole che gli altri muoiano con la sofferenza che lei pretende sia inflitta loro, vuole che l'identità e la natura altrui sia piegata ai suoi pruriti sessuali e così via.
Date le premesse, il fatto che le emoticons siano inclusive e non modellate a sua immagine e somiglianza la porta a parlare di:

Un’iniziativa di cui, sinceramente, non sentivamo davvero la mancanza e che vuole passare come “inclusiva” ma che rischia di produrre, paradossalmente, l’effetto opposto. Perché nell’epoca della spersonalizzazione dell’individuo e del moltiplicarsi dei generi e delle identità, ci sarà sempre qualcuno che si sentirà “discriminato” in quanto non incluso in nessuna di queste immagini, con il rischio di scivolare man mano (come sta accadendo...) nel ridicolo.

E certo, mo' dovremmo pure credere che a preoccuparla siano i soggetti esclusi e non il suo viscerale odio per la vita, le famiglie e l'esistenza di chi non risulta conforme al modello unico che la sua organizzazione vorrebbe imporre per legge.
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